CO2 e clima sono al centro di un paradosso che sta facendo discutere parecchio gli scienziati: mentre giù, sulla superficie, il pianeta si surriscalda e arranca sotto il peso dell’effetto serra, lassù, a chilometri di quota, succede esattamente il contrario. L’aria gela. E non di poco. Uno studio della Columbia University ha messo nero su bianco quello che molti sospettavano ma che ora trova una conferma piuttosto netta: la stratosfera sta perdendo calore a una velocità che lascia interdetti.
Quando l’alta atmosfera si raffredda mentre la Terra brucia
Il dato in sé non è una novità assoluta. Da decenni gli esperti sanno che gli strati più alti dell’atmosfera stanno diventando sempre più freddi, e questo fenomeno viene considerato una delle impronte digitali più chiare lasciate dall’attività umana sul clima. Una specie di firma, insomma, difficile da confondere con qualcos’altro. Quello che colpisce, però, è la rapidità con cui questo raffreddamento sta avvenendo lì in alto, mentre noi quaggiù facciamo i conti con estati sempre più roventi e ondate di calore che durano settimane.
C’è qualcosa di controintuitivo in tutto questo. Verrebbe da pensare che se la Terra si scalda, allora tutto si scaldi insieme, dalla superficie fino agli strati più remoti dell’atmosfera. E invece no. Il meccanismo è più sottile e ha a che fare proprio con il modo in cui l’anidride carbonica si comporta a seconda dell’altitudine. In basso intrappola il calore, contribuendo a quel surriscaldamento che ormai conosciamo bene. Più in alto, però, il gioco cambia completamente, e l’effetto si ribalta.
Il paradosso della CO2 spiegato dai ricercatori
L’anomalia termica a chilometri di quota, secondo lo studio, sta riscrivendo alcune regole che davamo per consolidate sul clima. Nella stratosfera, infatti, la CO2 non si limita a trattenere il calore come accade vicino al suolo. Lassù tende piuttosto a disperderlo verso lo spazio, agendo quasi come un radiatore al contrario. Più anidride carbonica significa, paradossalmente, una stratosfera più fredda. Ed è questo il nocciolo della questione che i ricercatori della Columbia hanno provato a misurare con maggiore precisione.
Capire bene cosa succede lassù non è un esercizio puramente accademico. Le variazioni di temperatura nell’alta atmosfera hanno conseguenze concrete, perché possono influenzare la circolazione dei venti, lo stato dello strato di ozono e perfino il modo in cui i satelliti restano in orbita. Una stratosfera che si contrae e si raffredda cambia, in pratica, l’ambiente in cui operano molte delle tecnologie su cui facciamo affidamento ogni giorno.
Il fatto che il fenomeno proceda così velocemente è ciò che ha attirato l’attenzione del gruppo di lavoro. Non si tratta di un cambiamento lento e graduale, ma di una traiettoria che procede a ritmi accelerati, e proprio questa accelerazione rende il dato ancora più significativo come testimonianza dell’impronta lasciata dalle attività umane. Due facce della stessa medaglia: il caldo che soffoca le nostre città e il freddo che avvolge l’atmosfera più remota, entrambi figli dello stesso processo legato alla CO2.