La rappresentazione delle donne over 60 nel cinema è un tema che ciclicamente torna a far discutere, ma stavolta i numeri sono così eloquenti da sembrare quasi una battuta. Secondo uno studio condotto dall’associazione britannica Age Without Limits, statisticamente è più probabile che un film abbia come protagonista un uomo di nome Chris, o persino un animale parlante, piuttosto che una donna anziana. Sembra assurdo, eppure i dati parlano chiaro e raccontano una realtà che l’industria cinematografica fatica ancora ad affrontare.
Lo studio ha analizzato i 100 film di maggior incasso degli anni 2023, 2024 e 2025, e quello che emerge è piuttosto sconfortante. Su trecento pellicole complessive, sei avevano come protagonista un uomo di nome Chris, mentre solo cinque vedevano al centro della storia una donna di oltre 60 anni. Non è tutto: la probabilità che il protagonista sia un animale parlante risulta quattro volte superiore rispetto a quella di vedere un’attrice over 60 nel ruolo principale. Numeri che fanno riflettere, e che danno sostanza concreta a una frustrazione che molte attrici esprimono da anni.
Emma Thompson e la denuncia dell’edadismo a Hollywood
A farsi portavoce della questione è stata Emma Thompson, 67 anni e due premi Oscar in bacheca, che ha commentato lo studio senza mezzi termini. Le donne rappresentano la metà della popolazione e invecchiano, ha sottolineato l’attrice, chiedendosi dove siano le storie che le riguardano. Secondo Thompson, più le donne invecchiano e più diventano interessanti, e il cinema dovrebbe semplicemente mettersi al passo con la realtà. Le donne over 60 non hanno bisogno di un permesso per apparire sullo schermo, ha aggiunto, perché esistono già nel mondo reale.
È una questione nota a chiunque segua l’industria dello spettacolo: raggiunta una certa età, per le attrici i ruoli si restringono drasticamente. Spesso ciò che viene loro offerto si riduce a figure stereotipate, la madre di qualcuno, la nonna affettuosa, poco altro. Per gli uomini, invece, la storia è completamente diversa. A loro viene “concesso” di invecchiare restando protagonisti romantici, eroi d’azione o qualsiasi cosa desiderino interpretare. Questa asimmetria segna profondamente le carriere femminili nel settore.
I risultati del sondaggio e il peso dell’edadismo
Lo studio di Age Without Limits ha incluso anche un sondaggio d’opinione tra il pubblico, e i risultati offrono un quadro a più sfaccettature. Il 39% degli intervistati ha dichiarato che non vengono prodotti abbastanza film con attrici over 60 come protagoniste. Solo il 3% ritiene che le donne di quella fascia d’età siano troppo rappresentate nei ruoli principali. Ma c’è anche un dato sgradevole: il 9% ha ammesso che una protagonista di 60 anni sarebbe motivo sufficiente per non guardare un film.
Harriet Bailiss, copresidente della campagna Age Without Limits, ha denunciato come l’edadismo limiti il lavoro, la salute, le relazioni, l’ambizione e la fiducia in sé stesse delle donne, determinando in ultima analisi quali vite vengano considerate degne di investimento. Non sorprende, secondo Bailiss, che tante donne parlino di sentirsi invisibili man mano che invecchiano, quando non riescono a vedersi riflesse nella cultura popolare o nella pubblicità. Un problema che va ben oltre il grande schermo e che tocca la percezione sociale dell’invecchiamento femminile nel suo complesso.