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La Cina si prepara a introdurre l’obbligo di una licenza di esportazione per tutti i nuovi grandi modelli di intelligenza artificiale. Si tratta di una stretta piuttosto severa che coinvolge in tutto 23 tecnologie legate all’AI e che potrebbe pesare anche su Kimi K3.1, il modello di Moonshot AI atteso da molti ma non ancora rilasciato. Pechino, insomma, sembra intenzionata a tenere sotto controllo molto più da vicino ciò che i propri sviluppatori portano oltre confine.
Il momento scelto per la pubblicazione delle nuove regole non passa inosservato. Quasi in contemporanea Taiwan ha compiuto una mossa dal forte impatto politico, rendendo formalmente reato l’esportazione di chip avanzati e server verso la Cina. Due decisioni che arrivano da direzioni opposte, ma che si muovono sullo stesso terreno delicatissimo, quello del controllo sulle tecnologie considerate strategiche.
Cina e modelli AI: le 23 tecnologie finite sotto la lente di Pechino
Il pacchetto messo a punto dalle autorità cinesi riguarda un elenco di 23 tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Dentro ci sono i grandi modelli linguistici, gli agenti AI e i cluster di calcolo, cioè quell’insieme di macchine che fornisce la potenza necessaria per addestrare e far girare i sistemi più complessi. In pratica il cuore stesso dell’industria, dalla parte software fino all’infrastruttura che la rende possibile.
Per ora si parla di una bozza e non di regole già operative. Va detto però che non si tratta di una sorpresa assoluta, visto che queste norme erano nell’aria da tempo. La novità sta nel fatto che adesso il testo è stato reso pubblico, e con esso la direzione che il governo cinese intende prendere. Se il quadro dovesse restare così com’è, ogni nuovo grande modello sviluppato nel paese avrebbe bisogno di un’autorizzazione specifica prima di poter essere esportato. Un passaggio in più che cambia parecchio le cose per chi lavora in questo settore e punta ai mercati esteri.
Cosa potrebbe succedere a Kimi K3.1 di Moonshot AI
Tra i progetti che rischiano di risentire della stretta c’è proprio Kimi K3.1, il prossimo modello di Moonshot AI. Non è ancora stato lanciato e proprio per questo rientrerebbe a pieno titolo nella categoria dei nuovi grandi modelli soggetti all’obbligo di licenza. Il punto non riguarda tanto lo sviluppo in sé quanto la sua diffusione fuori dalla Cina, che potrebbe diventare meno immediata del previsto.
Le nuove regole, infatti, potrebbero influire sull’adozione di modelli molto attesi come quello di Moonshot AI. Un sistema che deve superare un iter autorizzativo prima di varcare i confini nazionali arriva inevitabilmente con tempi diversi sui mercati internazionali, e questo vale per Kimi K3.1 come per qualsiasi altro progetto di grandi dimensioni nato nel paese. Per gli sviluppatori cinesi si apre quindi una fase in cui la strategia di espansione all’estero dovrà fare i conti con un controllo statale molto più stringente.
La contromossa di Taiwan sui chip avanzati
Sull’altro fronte c’è la decisione di Taiwan, che ha scelto di criminalizzare in modo formale il contrabbando di chip avanzati verso la Cina. Il divieto non si ferma ai semiconduttori ma comprende anche i server, cioè l’hardware su cui poggiano i sistemi di intelligenza artificiale più evoluti. Una scelta che va dritta al cuore della questione, perché senza componenti di quel livello diventa molto più complicato costruire e far crescere grandi modelli.
La coincidenza tra le due iniziative rende il quadro ancora più teso. Da una parte la Cina limita l’uscita dei propri modelli e delle proprie tecnologie AI, dall’altra Taiwan blocca per legge l’ingresso nel territorio cinese dei chip e dei server più avanzati. Con questa decisione l’esportazione illecita di queste tecnologie verso la Cina è diventata a tutti gli effetti un reato per la legge taiwanese.
Fonte: TecnoAndroid


