ChatGPT ha appena tagliato il traguardo del miliardo di utenti mensili, un risultato che nessuna applicazione prima d’ora aveva raggiunto così in fretta. Tre anni, nemmeno troppi, per arrivare dove giganti come Instagram, YouTube o TikTok ci hanno messo dai cinque agli otto anni. Sulla carta è un record clamoroso, ma dietro quel numero gigantesco si nasconde una storia un po’ diversa, fatta di asterischi e di un rivale che corre dieci volte più veloce.
Il miliardo di utenti attivi mensili è una soglia che la maggior parte delle app non vede mai nemmeno da lontano. Le poche che ci riescono impiegano anni. ChatGPT l’ha bruciata in tre, diventando di fatto l’applicazione più rapida della storia a toccare quella cifra. Però vale la pena capire quanto pesi davvero questo primato.
Quanto vale veramente questo miliardo
Prima cosa: quel miliardo è una stima di una società specializzata, non un dato certificato da OpenAI. E conta soltanto gli utenti attivi dell’app mobile, non il web, non l’interfaccia per gli sviluppatori. Il record è reale, ma arriva con la sua bella postilla. Il numero, poi, non dice nulla sull’intensità d’uso: chi apre l’app ogni mattina e chi l’ha lanciata una volta sola in un mese finiscono nello stesso calderone, contati allo stesso modo.
C’è una sfumatura più interessante. Mentre ChatGPT cresce del 62 per cento su base annua, il suo rivale Claude registra un’impennata di circa il 640 per cento. Il primo resta un colosso, il secondo un peso piuma fermo a 56 milioni di utenti, però è proprio il peso piuma quello che sta accelerando. Negli Stati Uniti, gli utenti di ChatGPT che nel primo trimestre hanno installato l’app di Claude hanno trascorso il 5 per cento di tempo in meno sull’app il mese successivo. Niente di eclatante, ma è il tipo di dettaglio che tradisce un pubblico che inizia a guardarsi attorno.
I due, peraltro, non giocano nemmeno sullo stesso campo. ChatGPT domina il grande pubblico, Claude si è ritagliato uno spazio di tutto rispetto tra sviluppatori e aziende. E la battaglia si combatte anche a colpi di portafoglio: OpenAI ha appena lanciato la formula ChatGPT Pro a 103 euro per trattenere gli utenti più assidui, mentre Anthropic, con oltre 30 miliardi di dollari di ricavi annualizzati, vede arrivare offerte di investitori attorno a una valutazione di 800 miliardi di dollari. Entrambe le società stanno preparando lo sbarco in Borsa, a poche settimane di distanza l’una dall’altra.
Perché l’intelligenza artificiale si è imposta così in fretta
I prodotti che hanno definito le loro generazioni, il motore di ricerca, il social network, il video online, hanno avuto bisogno di anni per diventare un’abitudine automatica. L’assistente conversazionale, invece, è passato da curiosità a gesto di massa in una manciata di anni, dove le altre categorie ci avevano messo molto di più. Per tanti, fare una domanda a un’intelligenza artificiale anziché a un motore di ricerca è ormai un riflesso automatico, con tutto quel che comporta in termini di dipendenza e di nuove aspettative.
Diventare l’applicazione più usata del pianeta significa però ereditare anche una responsabilità di scala diversa: il minimo errore, il minimo pregiudizio di un assistente consultato da un miliardo di persone smette di essere un aneddoto e diventa un problema serio. La vera corsa non è più al primo miliardo, ma a quello che viene dopo: trasformare un’abitudine di massa in ricavi solidi prima dell’ingresso in Borsa. E su questo terreno la dimensione e la velocità di crescita raccontano storie diverse, con nessuno dei due contendenti che ha ancora scoperto del tutto le proprie carte.