ChatGPT per Mac torna finalmente a rendere semplice l’accesso alle chat, dopo un aggiornamento che aveva mandato su tutte le furie parecchi utenti. OpenAI ha corretto il tiro, riportando in primo piano quello che per molti resta il motivo principale per cui aprono l’app ogni giorno: parlare con il chatbot, punto e basta. Nessun giro strano tra menu e finestre fluttuanti.
ChatGPT per Mac: cosa era andato storto con la nuova app
Giovedì scorso OpenAI aveva lanciato una versione ridisegnata dell’app ChatGPT per Mac, mettendo insieme in un unico posto ChatGPT, Codex e il nuovo agente Work. La vecchia applicazione, quella che tutti conoscevano, era stata rinominata ChatGPT Classic. Fin qui, sulla carta, niente di male. Il problema è arrivato con l’esecuzione.
Due le grane più grosse. La prima riguarda la tecnologia sotto il cofano: il client nativo per Mac era stato sostituito da un’app basata su Electron, molto più pesante e ingombrante. La seconda, forse ancora più fastidiosa per l’utente comune, era l’interfaccia. Un menu a tendina bello grosso permetteva di passare tra Codex e Work. Invece la classica esperienza di Chat era stata relegata a un pulsante secondario che apriva una finestrella galleggiante. Peggio: senza accesso alla cronologia delle conversazioni né ai Progetti. Un pasticcio.
Le proteste non si sono fatte attendere. Sui forum della community di OpenAI e su X gli utenti hanno fatto sentire la loro voce, e piuttosto forte. Il giorno seguente Thibault “Tibo” Sottiaux, l’uomo che guida il lavoro di fusione tra ChatGPT e Codex in una specie di “super app”, ha ammesso le critiche. Ha promesso di rimettere chat e Progetti nella barra laterale, di chiarire la differenza tra ChatGPT Work e Codex, e di sistemare gli altri problemi di usabilità.
La correzione arrivata dopo pochi giorni
Detto, fatto. OpenAI ha aggiornato di nuovo l’app per venire incontro alle lamentele, a partire proprio dalla mancanza di accesso diretto alle conversazioni. Adesso si può passare tra Chat e Work con un interruttore ben visibile in cima alla finestra, mentre un menu a tendina nella barra laterale consente di scegliere tra il normale ChatGPT e Codex. Insomma, chi apre l’app solo per chiacchierare con il chatbot ritrova le cose più o meno dove le aveva sempre lasciate.
Resta il fatto che l’interfaccia, presa nel suo insieme, non è ancora un modello di chiarezza. Ci si arriva, ma con qualche passaggio in più di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. E il modo in cui è stato gestito tutto questo lascia qualche perplessità. Aver spinto ChatGPT in secondo piano rispetto a Work e Codex, unito al passaggio a Electron, dà l’idea di un’azienda più concentrata sulla corsa contro Anthropic che sulla qualità dell’esperienza offerta a chi usa l’app tutti i giorni.
Per fortuna c’è ancora ChatGPT Classic, almeno finché resterà disponibile. Chi non ha digerito il nuovo corso può sempre affidarsi alla vecchia app leggera e diretta, quella che faceva il suo lavoro senza troppi fronzoli. La speranza, ovviamente, è che OpenAI continui a limare gli spigoli anche nelle prossime versioni, invece di lasciare tutto a metà strada come è successo in questi giorni concitati.