Cetrioli di mare capaci di sopravvivere a se stessi: i frammenti del loro corpo, una volta staccati, non marciscono e continuano a vivere per anni nei fondali oceanici. Sembra la trama di un film horror, e invece è la realtà documentata da un gruppo di ricercatori che ha osservato un comportamento davvero fuori dal comune in una specie particolare, il Psolus fabricii. I tessuti recisi di questo animale, infatti, riescono a riorganizzarsi, a guarire e a cavarsela da soli, senza più alcun legame con l’organismo da cui provenivano.
A rendere la storia ancora più curiosa è il modo in cui tutto è iniziato. Niente progetti grandiosi o esperimenti pianificati nei minimi dettagli: la scoperta è arrivata quasi per caso, durante le normali attività di laboratorio alla Memorial University di Newfoundland, con la collaborazione di Rachel Sipler del Bigelow Laboratory for Ocean Sciences. È capitato che, lavorando su altri fronti, i biologi si accorgessero di qualcosa che proprio non quadrava.
Frammenti che non si decompongono
Alcuni campioni di tessuto, prelevati dai minuscoli piedi tubolari del cetriolo di mare, non mostravano alcun segno di decomposizione. E non parliamo di un paio di giorni: passavano le settimane e quei pezzetti restavano lì, intatti, come se nulla fosse. Una cosa che normalmente non dovrebbe accadere, visto che i tessuti separati dal corpo tendono a deteriorarsi piuttosto in fretta. Invece no.
Quello che gli studiosi hanno notato è che questi frammenti non si limitavano a resistere. Andavano oltre. I tessuti recisi riuscivano a riorganizzarsi internamente, a chiudere le ferite e, soprattutto, a imparare a nutrirsi in autonomia. Un comportamento che ha dell’incredibile, considerando l’ambiente in cui tutto questo avviene: i fondali oceanici, dove le condizioni sono tutto fuorché accoglienti.
Una sopravvivenza che dura anni
Il dato che lascia più sorpresi riguarda proprio la durata. Non si tratta di una resistenza momentanea, ma di una vera e propria sopravvivenza che si protrae nel tempo, anche per anni. I frammenti continuano a crescere e a svilupparsi, adattandosi allo stress costante di un habitat ostile. È come se ogni pezzetto del Psolus fabricii conservasse al suo interno tutte le informazioni necessarie per andare avanti da solo, diventando a tutti gli effetti un piccolo organismo indipendente.
Questa capacità apre interrogativi affascinanti sulla biologia di questi animali e sui meccanismi che regolano la loro rigenerazione. I cetrioli di mare sono già noti per le loro doti rigenerative, ma osservare tessuti che non solo si riparano, bensì proseguono la loro esistenza separati dal corpo originale, è qualcosa che sposta l’asticella ancora più in là. Una scoperta che, partita quasi per gioco tra un esperimento e l’altro, finisce per raccontare quanto poco conosciamo ancora delle creature che popolano gli abissi.