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Cavi Ethernet Cat8 a casa? Perché il Cat6 fa già tutto

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Nel mondo delle reti domestiche i numeri più alti finiscono quasi sempre per prendersi tutta la scena, e i cavi Ethernet non fanno eccezione. Molti sono convinti che più cresce la cifra accanto alla sigla “Cat”, più la connessione diventi veloce e stabile. Eppure per una normale abitazione i cavi Cat8 sono soldi spesi male, mentre il Cat6 fa già tutto quello che serve.

Lo stesso meccanismo si è visto con il WiFi 7, spinto da un marketing insistente anche se buona parte delle sue funzioni resta fuori dalla portata della maggior parte delle persone. Le reti cablate finiscono meno spesso sotto i riflettori, ma gli standard dei cavi riescono comunque ad alimentare il dibattito. La realtà è più semplice di quanto sembri. Persino il vecchio Cat5e regge velocità fino al Gigabit, e chi vuole una rete pronta per gli anni a venire trova nel Cat6 la soluzione più sensata, oltre che decisamente più economica del Cat8.

Il caso Cat7 e l’arrivo dello standard Cat8

Il passaggio dal Cat6a al Cat7 non è andato proprio come previsto. La Telecommunications Industry Association, cioè la TIA, non ha mai riconosciuto quello standard e il settore è passato rapidamente oltre. Per raggiungere i suoi 600 MHz e un buon contenimento delle interferenze, il Cat7 richiede connettori GG45 o TERA al posto dei classici RJ45. Proprio la necessità di questi componenti specifici e robusti ha spinto gran parte dell’industria a saltare direttamente al Cat8, che invece usa i normali connettori RJ45.

Buona parte dei cavi Cat7 in vendita online è contraffatta o etichettata in modo scorretto. Montano terminazioni RJ45 e non rispettano affatto le specifiche previste. Il Cat8 invece si trova facilmente, con circa 30 metri di cavo a una ventina di euro. Questi cavi sono certificati per arrivare a 40 Gbps a 2000 MHz su una distanza massima di 30 metri, e mantengono i 10 Gbps del Cat7 fino a 100 metri. Un passo avanti concreto, senza connettori particolari.

C’è però un dettaglio che spesso si dimentica. Lo standard Cat8 è nato soprattutto per i data center, dove servono collegamenti ad altissima banda e frequenza su tratte brevi tra server e switch. Supporta velocità comprese tra 25 e 40 Gbps e utilizza cavi molto schermati da 22 o 24 AWG. Anche se accetta gli RJ45, bisogna usare connettori certificati appositamente per il Cat8.

Perché il Cat6 resta la scelta giusta per quasi tutti

Chi trasloca o deve sostituire i vecchi cavi potrebbe essere tentato dal Cat8. Il Cat6 però è già certificato per gestire quasi ogni esigenza di una rete cablata domestica. Arriva a 10 Gbps fino a 55 metri e a 5 Gbps fino a 100 metri. Negli Stati Uniti la velocità mediana della banda larga si aggira ancora intorno ai 300 Mbps e le offerte multigigabit restano sotto i 5 Gbps nella maggior parte delle zone. Per la stragrande maggioranza delle persone, insomma, il Cat6 è già una garanzia per il futuro.

Anche sul piano pratico il confronto pende dalla stessa parte. Il Cat6 è molto più flessibile e quindi più semplice da installare, perché sopporta meglio curve strette e piegature. I cavi Cat8 sono più spessi e rigidi e richiedono connettori schermati con messa a terra, il che rende tutto il lavoro più impegnativo.

Il Cat6 supporta poi il Power over Ethernet, che permette di portare alimentazione elettrica attraverso lo stesso cavo di rete, comodo per access point, telecamere di sicurezza e altri dispositivi. In base alle dimensioni della casa e al numero di stanze da cablare, la differenza di prezzo può farsi sentire parecchio. Una matassa di circa 30 metri di Cat6 costa intorno ai 9 euro, più o meno la metà di un cavo Cat8 equivalente.

Quando ha senso puntare sul Cat6a

Pochissime persone avranno mai bisogno di singole tratte da 100 metri, e per questo il Cat6 basta e avanza. Chi però vive in una casa più grande della media o gestisce un’attività commerciale trova di solito nel Cat6a l’opzione più sicura. Offre una schermatura migliore, il doppio della frequenza rispetto al Cat6 e mantiene i 10 Gbps fino a 100 metri. Con diverse tratte lunghe, il costo aggiuntivo del cavo raramente diventa proibitivo.

Schermatura rinforzata, migliore dissipazione del calore e resistenza più bassa lo rendono anche un po’ più adatto al PoE. Far passare i cavi nei muri è un lavoro costoso e lungo, soprattutto in una casa nuova dove si stanno gettando le basi della rete, e il prezzo di un’eventuale sostituzione rende quasi irrilevante la differenza tra Cat6 e Cat6a. Per chi cerca la massima affidabilità con un home server, un NAS e un PC ad alte prestazioni, il Cat6a merita una seria considerazione. Non raggiunge i 25 o 40 Gbps del Cat8, velocità di cui in ambito domestico nessuno ha davvero bisogno.

Fonte: TecnoAndroid

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