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Perché la cannabis a volte trasforma un momento rilassato in un’ondata di ansia difficile da gestire? Un gruppo di ricercatori della Northwestern University ha individuato per la prima volta un piccolo insieme di neuroni che sembra avere un ruolo centrale in questo meccanismo, soprattutto quando l’assunzione di cannabinoidi si accompagna a una situazione stressante. Lo studio è stato pubblicato il 2 ottobre su Nature Communications.
I cannabinoidi sono una famiglia di sostanze di cui fa parte anche il THC, il principale principio psicoattivo della cannabis. Per capire come agiscano su paura e agitazione, gli scienziati hanno lavorato sui topi esponendoli a un odore minaccioso ricavato dall’urina di volpe. Prima del contatto con questo segnale di pericolo gli animali ricevevano un placebo oppure un cannabinoide sintetico.
La differenza si è vista in fretta. I topi trattati con il farmaco restavano immobili più spesso e dedicavano meno tempo all’esplorazione della traccia lasciata dal predatore. Questi comportamenti ansiosi sono stati collegati a un aumento dell’attività in una piccola popolazione di cellule cerebrali, i neuroni a somatostatina, che si trovano nell’amigdala centrale, la zona del cervello coinvolta nell’elaborazione della paura e dello stress.
Un freno naturale che smette di funzionare
Il passaggio decisivo è arrivato quando il team ha silenziato geneticamente proprio quei neuroni. A quel punto i topi che avevano ricevuto il cannabinoide evitavano molto meno l’odore del predatore. Un risultato che indica come queste cellule contribuiscano in modo importante alla risposta ansiosa.
Per arrivarci Sachin Patel, che guida il dipartimento di psichiatria e scienze comportamentali della Feinberg School of Medicine della Northwestern ed è autore senior della ricerca, ha somministrato ai topi insieme ai colleghi diverse dosi del cannabinoide sintetico. Poi ne sono state misurate le reazioni, cioè quanto tempo gli animali restavano vicino all’odore e se si bloccavano o se scappavano. Nel frattempo l’attività cerebrale veniva osservata dall’interno grazie a un minuscolo microscopio impiantato nel cervello degli animali.
L’analisi del tessuto cerebrale ha poi chiarito come la sostanza modifichi la comunicazione tra le cellule nervose. Il farmaco indebolisce un meccanismo naturale che di solito funziona come una sorta di freno sui neuroni a somatostatina e, senza quel contenimento, i neuroni diventano più attivi. “Dosi più alte di cannabinoidi e lo stress ambientale hanno agito insieme in modo sinergico allentando il freno sull’amigdala centrale, e questo ha provocato un’ansia eccessiva”, ha spiegato Patel. Secondo lo scienziato i risultati potrebbero spiegare perché “un bel viaggio possa trasformarsi rapidamente in uno brutto se si consuma troppa cannabis o se la situazione in cui ci si trova diventa stressante o spaventosa”.
Perché il legame tra cannabis e ansia conta
Negli Stati Uniti il consumo di cannabis è cresciuto costantemente negli ultimi anni. Nello stesso periodo sono aumentati anche gli accessi al pronto soccorso legati agli effetti avversi della sostanza. “Comprendere come la cannabis influenzi il funzionamento del cervello per generare i suoi effetti psicoattivi potrebbe rivelare nuovi modi per contrastare le conseguenze negative, qualora si presentino in alcune persone”, ha osservato Patel.
I ricercatori ritengono però che la scoperta possa avere un peso che va oltre gli effetti collaterali della marijuana. Gli stessi neuroni, secondo Patel, potrebbero diventare un bersaglio più ampio per comprendere o ridurre l’ansia in generale. “Sopprimere l’attività dei neuroni a somatostatina nell’amigdala centrale potrebbe rappresentare una via finale per ridurre i sintomi ansiosi, non solo nel contesto degli effetti collaterali della cannabis”, ha spiegato. Lo studio, intitolato “Cannabinoid Modulation of Central Amygdala Population Dynamics During Threat Investigation”, è stato sostenuto dai National Institutes of Health e dai Young Investigator Awards della Brain & Behavior Research Foundation.
Fonte: TecnoAndroid








