BYD non comprerà Maserati, almeno stando a quanto messo nero su bianco da Stella Li, vice presidente del colosso cinese. Le voci circolavano da mesi, con tanto di indiscrezioni su una presunta volontà di portarsi a casa il marchio del Tridente. Poi è arrivata la doccia fredda per chi ci aveva creduto: nessuna trattativa in corso con Stellantis, punto.
A mettere le cose in chiaro ci ha pensato la stessa Li, in un’intervista rilasciata al magazine francese Les Echos. Parole cortesi, per carità. Ha definito Maserati “un marchio davvero splendido”, salvo poi porsi una domanda che vale più di mille smentite: un’eventuale acquisizione “Ci allontanerebbe troppo dalla nostra identità?” La risposta, leggendo tra le righe, sembra proprio di sì.
Rapporti buoni, ma niente Maserati sul tavolo
Attenzione però a non liquidare tutto come un no secco e definitivo. Li ha tenuto a sottolineare che tra BYD e Stellantis corre un buon feeling, solo che di Maserati e di una possibile cessione non si è mai discusso. Il Gruppo guidato da Antonio Filosa non ha messo il Tridente sul mercato, insomma. Questo non significa chiudere la porta a tutto. Le partnership, quelle sì, restano una strada percorribile.
Del resto lo aveva anticipato lo stesso amministratore delegato del Gruppo lo scorso 17 giugno, parlando davanti al Parlamento italiano. In quell’occasione si era discusso proprio di collaborazioni pensate su misura per Maserati. Un accordo con Dongfeng, che già lavorerà con Jeep per produrre in Cina il prossimo SUV medio della Casa americana. Oppure con qualcun altro, chissà. Quello che conta davvero è che il Tridente ha appena rinnovato Grecale, GranTurismo e GranCabrio e nei prossimi anni tirerà fuori dal cilindro anche le nuove Quattroporte e Levante. I dettagli arriveranno in autunno, in occasione dell’Investor Day.
BYD vuole diventare europea, ma i tempi si allungano
Il vero cruccio di Stella Li, a ben vedere, è un altro. L’obiettivo dichiarato resta quello di trasformare BYD in un produttore locale, farla percepire come un marchio europeo e non più cinese. Peccato che il processo, ammette lei stessa, sia “in ritardo rispetto alla tabella di marcia” e abbia bisogno di “riprendere slancio”.
Le parole della vice presidente lasciano trasparire una certa frustrazione. “In Cina o in Brasile ci vogliono due o tre mesi. Ma qui ci vuole troppo tempo. Non mi piace e devo risolvere questo problema”, ha spiegato, con un chiaro riferimento alle incertezze legate ai dazi europei. Un tema spinoso, che pesa sulle strategie del colosso di Shenzhen più di quanto si possa immaginare.
Nel frattempo il Vecchio Continente si prepara ad accogliere una nuova fabbrica di batterie, per la quale ormai si sta lavorando ai dettagli finali. Anche qui, però, Li non nasconde le condizioni. “Trattandosi di un investimento colossale, dobbiamo garantire un contesto favorevole agli affari. Se il Paese è aperto, propenso agli investimenti cinesi, privo di conflitti e non è preso di mira, allora investiremo senza esitazione”, ha dichiarato senza troppi giri di parole.