Vai al contenuto
Offerte

Buco nero vagante scoperto grazie a una stella fatta a pezzi

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Una stella fatta a pezzi ha permesso di individuare qualcosa che nessuno stava cercando: un buco nero vagante con una massa pari a circa 1 milione di volte quella del Sole. La scoperta è arrivata quasi per caso, osservando gli effetti di un astro che si è avvicinato troppo all’oggetto e ne è stato letteralmente smembrato. A rendere il risultato ancora più interessante c’è un dettaglio che cambia la prospettiva su questi fenomeni, perché si tratta del primo episodio del genere che non coinvolge un buco nero piazzato al centro della propria galassia.

Le migliori offerte solo su Amazon. Scopri l'offerta di oggi

Per capire il peso della notizia bisogna partire da come funzionano questi incontri ravvicinati. Quando una stella finisce troppo vicino a un buco nero, la gravità esercitata sulle sue diverse parti non è uniforme. La porzione più vicina viene attirata con molta più forza rispetto a quella più lontana, e questa differenza finisce per stirare l’astro fino a strapparlo. Gli astronomi chiamano questo processo evento di distruzione mareale, un nome che richiama le stesse forze responsabili delle maree sulla Terra, solo portate a un livello estremo e decisamente più violento.

Buco nero vagante: un evento di distruzione mareale lontano dal centro

Fino a oggi episodi di questo tipo erano sempre stati associati a un protagonista ben preciso, cioè il buco nero supermassiccio che occupa il cuore di una galassia. È lì che ci si aspetta di vederli, perché è lì che questi giganti risiedono di norma, circondati da stelle che di tanto in tanto si spingono troppo in là. Stavolta invece lo scenario è diverso. L’evento osservato è il primo in assoluto a non provenire da un buco nero collocato in posizione centrale, e questo basta a renderlo un caso unico nel suo genere.

Il punto è proprio qui. Un oggetto così massiccio che si muove lontano dal centro galattico non è qualcosa che si incontra tutti i giorni, o almeno non qualcosa che si riesce a vedere facilmente. I buchi neri, per definizione, non emettono luce propria e diventano visibili soltanto quando interagiscono con la materia che li circonda. Senza quella stella sfortunata, il corpo celeste sarebbe probabilmente rimasto nascosto, a vagare indisturbato senza lasciare tracce evidenti del suo passaggio.

Perché il buco nero vagante è una sorpresa

La definizione di buco nero vagante dice già molto. Si tratta di un oggetto che non se ne sta fermo nel punto in cui ci si aspetterebbe di trovarlo, ma si sposta all’interno della galassia ospite. Con una massa di circa un milione di volte quella del Sole non stiamo parlando di un corpo minore, eppure la sua presenza è emersa soltanto grazie al bagliore prodotto dalla distruzione della stella. È per questo che la scoperta viene descritta come inattesa. Nessuno stava puntando gli strumenti alla ricerca di un gigante errante, ed è stato l’evento stesso a rivelarne l’esistenza.

Questo tipo di osservazione apre anche una strada nuova per scovare oggetti che altrimenti sfuggirebbero. Se una stella che viene smembrata può tradire la posizione di un buco nero lontano dal centro, allora fenomeni simili diventano una sorta di faro capace di illuminare zone dell’universo che restano normalmente al buio. Il caso appena documentato rappresenta il primo esempio concreto di questo meccanismo, con un evento di distruzione mareale che per la prima volta non porta la firma di un buco nero supermassiccio centrale ma quella di un colosso da un milione di masse solari in movimento.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
142 Condivisioni