Il crollo di Northvolt, che per anni è stata considerata la grande speranza europea nel settore delle batterie, ha lasciato un vuoto enorme. Eppure, proprio da quel fallimento, sta nascendo un ecosistema batterie in Europa più frammentato ma forse anche più intelligente. Invece di puntare tutto su un unico colosso capace di competere con i giganti cinesi, una nuova generazione di scaleup sta affrontando il problema pezzo per pezzo, concentrandosi su singoli colli di bottiglia lungo tutta la catena del valore. Ed è un approccio che, almeno sulla carta, sembra molto più realistico.
Riciclo delle batterie: da rifiuto a risorsa strategica
La questione del riciclo delle batterie sta diventando una delle sfide più urgenti della transizione energetica. Con la crescita esponenziale di veicoli elettrici, sistemi di accumulo per la rete e dispositivi elettronici, il volume di batterie agli ioni di litio che raggiungono la fine della loro vita utile è in aumento costante. Senza un sistema di riciclo solido, si genera un doppio problema: montagne di rifiuti da una parte, e dall’altra una domanda crescente di materie prime già di per sé costose, difficili da estrarre, ad alto impatto ambientale e spesso al centro di tensioni geopolitiche.
In questo spazio si muovono diverse aziende europee con approcci interessanti. Cylib, scaleup tedesca nata dalla ricerca della RWTH Aachen University, ha sviluppato una tecnologia a base d’acqua capace di recuperare tutti gli elementi contenuti nelle batterie agli ioni di litio. Il punto forte è l’efficienza: oltre il 90% di recupero dei materiali, con l’80% in meno di emissioni rispetto all’estrazione mineraria tradizionale. Cylib è in grado di trattare sia le batterie NMC (Nichel Manganese Cobalto) sia le LFP (Litio Ferro Fosfato) su scala industriale, e finora ha raccolto oltre 156 milioni di euro in finanziamenti.
Tozero: impianto di riciclo su scala industriale
Sempre dalla Germania arriva tozero, che a marzo ha inaugurato un impianto di riciclo su scala industriale nel Chemical Park Gendorf in Baviera, con una capacità di trattamento superiore a 1.500 tonnellate di rifiuti di batterie all’anno. Il processo idrometallurgico utilizzato consente di recuperare circa l’80% dei materiali, tra cui litio, grafite e miscele di nichel e cobalto, in una forma abbastanza pura da poter essere reimmessa direttamente nella produzione industriale. La società ha raccolto oltre 17 milioni di euro.
E poi c’è R3 Robotics, con sede in Lussemburgo, che affronta un problema spesso sottovalutato: lo smontaggio dei veicoli elettrici a fine vita. Operazione che ancora oggi è in gran parte manuale, lenta, costosa e pericolosa a causa dei sistemi ad alta tensione. R3 Robotics combina visione artificiale, intelligenza artificiale e utensili robotici specializzati per automatizzare lo smontaggio dei pacchi batteria, dei motori elettrici e dell’elettronica di potenza. Ha raccolto 28,5 milioni di euro.
Produzione, accumulo e intelligenza: le altre facce dell’ecosistema batterie in Europa
Sul fronte della produzione di batterie, il discorso si fa altrettanto interessante. ElevenEs, azienda serba, è la prima in Europa a sviluppare una giga factory basata su celle LFP di tipo blade. La tecnologia LFP è già matura in Cina, ma il vecchio continente si era concentrato soprattutto sulle batterie NMC. ElevenEs punta a offrire un’alternativa più sicura e meno costosa, che evita materiali scarsi come cobalto e nichel, rispondendo comunque alle esigenze dei veicoli elettrici e dell’accumulo di rete.
L’estone Skeleton Technologies gioca invece su un campo diverso: non l’accumulo di grandi quantità di energia, ma la potenza, cioè la velocità con cui l’energia può essere rilasciata, catturata o stabilizzata. I suoi supercondensatori e la tecnologia ibrida SuperBattery funzionano come un cuscinetto all’interno dei sistemi elettrici, gestendo picchi e cali rapidi che le batterie tradizionali non riescono a gestire in modo efficiente. A novembre 2025, Skeleton ha aperto a Lipsia una SuperFactory da 220 milioni di euro pensata per alimentare la stabilità della rete e i data center AI in Europa. Ha raccolto complessivamente 313,3 milioni di euro.
Batterie in asset attivi
Per quanto riguarda lo stoccaggio energetico, l’olandese Sympower trasforma le batterie in asset attivi capaci di generare ricavi. La piattaforma si collega a batterie industriali e sistemi di accumulo su larga scala, usando un software con intelligenza artificiale integrata per decidere automaticamente quando caricare o scaricare in base alle condizioni della rete. Aggregando molte batterie in una sorta di “centrale elettrica virtuale”, Sympower vende questa flessibilità sui mercati energetici, contribuendo a stabilizzare la rete e generando entrate per i propri clienti. La società ha raccolto circa 68 milioni di euro.
Infine, c’è il tema della battery intelligence, un livello software sempre più cruciale. La tedesca ACCURE Battery Intelligence costruisce software basato su intelligenza artificiale per monitorare, analizzare e ottimizzare i sistemi di batterie. La piattaforma raccoglie enormi volumi di dati dai sistemi di gestione delle batterie (tensione, temperatura, livelli di carica) e li trasforma in informazioni utili grazie a modelli di AI e modelli fisici. Questo permette agli operatori di individuare guasti in anticipo, prevenire incendi da instabilità termica, ridurre il degrado e massimizzare il valore economico degli asset. Utility, gestori di impianti di accumulo e fleet manager di veicoli elettrici possono così ridurre i rischi e aumentare i tempi di operatività. ACCURE ha raccolto circa 31 milioni di euro.