Nel primo semestre del 2026 il mercato dell’auto italiano si muove in territorio positivo, con l’elettrico che continua a guadagnare terreno fino a toccare quota 10,1% delle immatricolazioni a giugno. Numeri incoraggianti, insomma, che raccontano di italiani sempre più disposti a cambiare abitudini. Peccato che proprio mentre le vendite salgono, il Governo abbia deciso di staccare la spina agli incentivi.
Partiamo dai dati. Secondo UNRAE, nei primi sei mesi dell’anno le immatricolazioni sono cresciute del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, per un totale di 936.783 nuove auto messe su strada. Solo a giugno il balzo è stato del 10,6%, con 132.402 unità immatricolate. E le auto elettriche pure? Hanno raggiunto quel 10,1% di quota, in aumento del 6% anno su anno. Un bel segnale, se non fosse che quel numero rischia di essere l’ultimo sorriso prima di una brusca frenata.
Allarme incentivi, il Governo punta sul GPL
Qui casca l’asino. Con il decreto del MIMIT dello scorso 10 giugno, l’esecutivo ha rimodulato il Fondo Automotive spostando l’attenzione su veicoli commerciali leggeri, quadricicli, wallbox e noleggio sociale a lungo termine. E, curiosamente, anche sull’installazione di impianti retrofit a GPL. Peccato che dalla lista sia sparita proprio la quota destinata alle auto elettriche per i privati. Il 30 giugno gli incentivi sono finiti, punto.
Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE, non le manda a dire. “I dati di giugno ci consegnano un segnale incoraggiante”, scrive, sottolineando come gli italiani abbiano voglia di partecipare alla transizione verso una mobilità più sostenibile. Il problema è il ritardo accumulato rispetto al resto d’Europa. Nei primi cinque mesi del 2026, infatti, la quota BEV in Italia si è fermata all’8,2%, contro il 23,5% del mercato europeo se togliamo dal conto proprio l’Italia. Un divario che pesa, soprattutto se si guarda ai target vincolanti di decarbonizzazione. Da qui la richiesta, in vista del Tavolo Automotive del 14 luglio, di ripristinare in fretta i 251 milioni di euro dirottati dal Fondo Automotive verso interventi contro il caro carburanti.
Ibride in testa, benzina e diesel in ritirata
Guardando alle diverse alimentazioni, giugno segna un arretramento netto per le motorizzazioni tradizionali. La benzina scivola al 18,0%, perdendo ben 5,6 punti percentuali rispetto al mese precedente, con una media del 19,7% nel semestre. Anche il diesel arretra, giù di 3,6 punti fino al 6,5% di giugno e al 6,8% nei primi sei mesi. Il GPL, pur cedendo 0,9 punti, resta all’8,7% a giugno, salvo poi calare al 6,4% nel periodo gennaio giugno.
A dominare la scena, però, sono le auto ibride, che consolidano il primato guadagnando 2,7 punti e raggiungendo il 46,1% di quota a giugno, addirittura il 49,7% nel semestre. Attenzione però ai dettagli, perché le ibride full valgono solo il 16,0% del totale. Le plug in, invece, fanno un bel salto, dal 7,3% di un anno fa al 10,6% di giugno, con un 9,0% nel semestre.
Sul fronte prettamente elettrico, la regina indiscussa del primo semestre è la Leapmotor T03, con 21.841 immatricolazioni. Dietro di lei, ma parecchio distanti, ci sono Dacia Spring con 5.300 unità e Model Y con 4.160. Numeri che raccontano quanto la strada sia ancora lunga. Del resto, se in Europa l’elettrico vale già il 20% delle nuove immatricolazioni dall’inizio dell’anno, in Italia la crescita c’è ed è del 75% su base annua, ma partendo da livelli decisamente più bassi.