La misteriosa hypercar monoposto di Aston Martin è stata avvistata in pista, e le immagini lasciano davvero poco spazio all’immaginazione: sembra uscita direttamente da un film di Batman. Il costruttore britannico sta spingendo al limite una versione evoluta della Valkyrie, con l’obiettivo ambizioso di superare le prestazioni della già estrema Valkyrie AMR Pro. Una sfida enorme, considerando che nella genesi di quel progetto c’è anche la mente di Adrian Newey, uno dei progettisti più geniali della storia della Formula 1.
Le radici della Valkyrie: un concentrato di tecnologia estrema
Aston Martin ha da sempre una certa predilezione per i nomi che iniziano con la lettera “V” quando si tratta dei modelli più estremi, e Valkyrie non fa eccezione. Il nome richiama la mitologia norrena, e in effetti questa hypercar ha qualcosa di soprannaturale. Il concetto di base è quello di avvicinare il più possibile un’auto stradale a una monoposto di Formula 1. I flussi aerodinamici vengono incanalati in due ampi condotti sul fondo e fatti defluire dalle fiancate e dall’enorme estrattore posteriore, sfruttando l’effetto Venturi per tenere la vettura incollata all’asfalto anche alle velocità più assurde.
Il telaio è una monoscocca in fibra di carbonio, e la posizione di guida ricorda da vicino quella di un pilota di F1. Il cuore meccanico è un V12 aspirato da 6,5 litri firmato Cosworth, capace di erogare 1.000 CV. A questo si aggiunge un motore elettrico Rimac che porta la potenza complessiva a 1.160 CV, con un’accelerazione da 0 a 320 km/h in appena 10 secondi. Il cambio è un’unità a 7 rapporti con palette al volante, costruita da Ricardo. Persino gli scarichi sono posizionati a ridosso del propulsore ibrido, proprio come sulle monoposto del Circus. Gli pneumatici sono Michelin Sport Cup 2 ad alte prestazioni, con cerchi in lega leggera fissati da un singolo dado di bloccaggio per risparmiare ogni grammo possibile.
Valkyrie AMR Pro e il prototipo paparazzato in pista
La versione più cattiva di Aston Martin Valkyrie esistente fino a oggi è la AMR Pro, prodotta nel 2020 in sole 25 unità. Pensata esclusivamente per l’uso in pista, rinuncia al climatizzatore e al display dell’infotainment per limare ulteriormente il peso. I cerchi scendono a 18 pollici su entrambi gli assi. L’accelerazione laterale raggiunge i 3,3 G e le decelerazioni in frenata toccano i 3,5 G: valori che rendono questa vettura un mezzo per piloti veri, non certo per la guida domenicale.
Il prototipo fotografato di recente porta tutto a un livello ancora superiore. Lo splitter anteriore è stato allargato, l’alettone posteriore è maggiorato e ogni elemento aerodinamico appare ulteriormente estremizzato. Le sospensioni riprendono lo schema della F1, con bracci oscillanti a vista e ammortizzatori interni. L’abitacolo è dotato di Halo, la struttura protettiva tipica delle monoposto, mentre la presa d’aria del motore è posizionata appena sopra la testa del pilota. Una pellicola termoretraibile avvolge la carrozzeria, con una pinna di squalo che si estende fino all’enorme spoiler posteriore. Deflettori e pianale richiamano ancora una volta il mondo della F1, ma ad accompagnare il tutto c’è il rombo inconfondibile di quel poderoso V12.


