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Artemis II, la NASA svela 800 GB di dati e i colori della Luna

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La NASA ha reso pubblici oltre 800 GB di dati scientifici raccolti durante Artemis II, la missione che quest’anno ha riportato l’uomo nei pressi della Luna per la prima volta dagli anni Settanta. Un archivio enorme, fatto di immagini, suoni e osservazioni dirette, che adesso chiunque può esplorare. Non si tratta di un dettaglio secondario. Artemis II è stata con ogni probabilità l’impresa spaziale più importante dell’anno, e verrà ricordata a lungo anche per i diversi record stabiliti nel corso del viaggio.

Era abbastanza prevedibile che una missione del genere producesse una quantità notevole di materiale. Tornare così vicino al nostro satellite dopo oltre mezzo secolo significa raccogliere informazioni preziose, sia dal punto di vista scientifico sia da quello umano, perché a bordo c’erano persone in carne e ossa capaci di guardare, descrivere e annotare ciò che avevano davanti agli occhi. Ed è proprio questo il cuore del pacchetto messo online dall’agenzia spaziale americana.

Cosa contiene l’archivio di Artemis II

Il materiale diffuso dalla NASA è piuttosto vario. Dentro ci sono fotografie, registrazioni audio, appunti presi dagli astronauti durante il volo e osservazioni scientifiche vere e proprie. Tutto quanto è stato caricato sul Planetary Data System, la piattaforma con cui l’ente statunitense rende accessibili i dati delle proprie missioni planetarie.

La scelta di aprire l’archivio al pubblico ha un peso concreto. Studiosi, ricercatori e semplici appassionati possono ora consultare in prima persona quello che l’equipaggio di Artemis II ha visto e registrato, senza dover aspettare rielaborazioni o selezioni di terzi. Parliamo di un volume di informazioni che difficilmente si esaurisce in poche settimane di analisi, e che proprio per la sua mole promette di alimentare il lavoro sulla Luna ancora per parecchio tempo.

C’è poi un aspetto meno tecnico ma altrettanto interessante. Le note e le voci degli astronauti restituiscono il punto di vista umano di un’esperienza che pochissime persone nella storia hanno vissuto. E questo tipo di testimonianza, accanto ai dati strumentali, aggiunge sfumature che nessun sensore riesce a catturare fino in fondo.

Il sorvolo del 6 aprile e i colori inattesi della Luna

Uno dei momenti più significativi della missione è stato il sorvolo del 6 aprile. In quella sola occasione l’equipaggio della capsula Orion ha passato più di sei ore a osservare il satellite, un tempo lunghissimo se si pensa a quanto sia rara una finestra del genere. Sei ore di sguardi attenti, commenti e annotazioni che oggi fanno parte dell’archivio appena pubblicato.

Durante quelle ore gli astronauti hanno raccontato di aver notato tonalità che normalmente non si associano alla superficie lunare. Non il solito grigio uniforme, quindi, ma sfumature marroni, beige e perfino verdastre. Colori che, stando alle loro descrizioni, risultano difficili da riconoscere nelle immagini ordinarie e che l’occhio umano, da quella distanza, riusciva invece a cogliere.

Una delle osservazioni più curiose è arrivata da Christina Koch, che per descrivere una tonalità particolare ha scelto un paragone decisamente terrestre, accostandola al colore della muffa sul pane.

Fonte: TecnoAndroid

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