Argus, il robot a forma di sfera con venti gambe e occhi praticamente ovunque, è una di quelle creazioni che fanno girare la testa già al primo sguardo. Lo hanno messo a punto alla Duke University, e basta poco per capire perché qualcuno lo abbia paragonato a un angelo biblico: quelle figure inquietanti, piene di arti e di sguardi, che nelle illustrazioni antiche sembravano uscite da un sogno strano. Solo che qui non si parla di teologia, ma di robotica, e il risultato è una macchina che non somiglia a nulla di ciò a cui siamo abituati.
Un robot che non assomiglia a niente di già visto
Dimenticate il classico cane meccanico che trotterella negli stand delle fiere tecnologiche. Dimenticate anche gli umanoidi che provano a camminare come noi, con due gambe e quell’aria un po’ goffa. Argus gioca un campionato tutto suo. È una sfera meccanica, e da quella sfera spuntano venti gambe telescopiche che si allungano e si ritraggono a seconda di dove deve andare e di cosa deve fare.
L’idea di fondo è semplice da raccontare, anche se di sicuro complicatissima da realizzare. Avere le gambe distribuite tutto intorno al corpo, e non solo sotto, cambia completamente le regole del gioco. Un robot tradizionale ha un sopra e un sotto ben precisi. Se cade, sono guai. Una forma sferica come quella di Argus, invece, non ha praticamente un orientamento sbagliato: comunque si trovi, c’è sempre un gruppo di gambe pronte a spingere e a portarlo avanti. Questo lo rende capace di muoversi su ogni terreno, anche dove altre macchine si bloccherebbero.
Occhi ovunque e movimenti che cambiano le carte in tavola
Poi ci sono gli occhi, e qui si capisce da dove arriva il paragone un po’ da incubo. Argus è ricoperto di sensori distribuiti su tutta la superficie, una sorta di sguardo a trecentosessanta gradi che gli permette di percepire l’ambiente da qualsiasi direzione. Non deve girarsi per guardare, perché in pratica guarda sempre dappertutto. Ed è proprio questa combinazione, tante gambe più tanti punti di osservazione, a rendere i suoi movimenti così particolari.
La ricerca portata avanti alla Duke University punta tutto su questo concetto di simmetria totale. Un corpo che non ha un verso giusto o sbagliato apre possibilità che con le forme tradizionali nemmeno si immaginavano. Può rotolare, può camminare, può adattarsi a superfici irregolari sfruttando di volta in volta le gambe più comode. È un approccio che ribalta parecchie convinzioni su come dovrebbe essere fatto un robot capace di spostarsi in autonomia.
Certo, l’aspetto resta quello che resta. Una sfera coperta di arti e di occhi non è esattamente la cosa più rassicurante da incrociare, e l’accostamento all’angelo biblico ci sta tutto. Ma dietro quell’estetica da creatura impossibile c’è un lavoro serio sulla mobilità e sull’idea che la natura, alle volte, suggerisce soluzioni che noi continuiamo a ignorare. Forme che sembrano assurde, eppure funzionano. Argus nasce esattamente da questa scommessa, e per ora si presenta come uno degli esperimenti più curiosi e fuori dagli schemi usciti dai laboratori di robotica.