Tim Cook lascerà ufficialmente la guida di Apple il primo settembre, quando il timone passerà nelle mani di John Ternus. Eppure, a guardare bene quello che sta succedendo dietro le quinte, sembra che il nuovo corso sia già partito. E lo fa con una modalità tutta particolare, che lascia intravedere uno scenario nel quale Cook non sparirà affatto. Anzi, il suo ruolo resterà decisivo, soprattutto sul fronte degli equilibri geopolitici dell’azienda di Cupertino.
Tim Cook: una foto che dice più di mille comunicati
La scorsa settimana la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha fatto visita all’Apple Park. Lo ha raccontato lei stessa pubblicando uno scatto su X, dove appare accompagnata sia dall’ancora amministratore delegato Tim Cook sia dal suo erede designato, John Ternus.
L’immagine nasconde più di un dettaglio curioso. Tra i tanti che l’hanno notata, c’è chi ha fatto caso a una cosa apparentemente banale: i due dirigenti sono vestiti allo stesso modo. E in un’azienda come Apple niente è lasciato al caso, nemmeno l’abbigliamento scelto per ricevere una figura politica di quel calibro. Vederli con lo stesso look è un segnale chiaro di coerenza e di continuità.
Tim Cook è l’uomo che ha portato i ricavi di Apple a crescere di quasi il 1.000% da quando ha preso il posto di Steve Jobs nel 2011. È una figura rispettata da azionisti e politici, ed è proprio per questo che la sua uscita di scena genera qualche timore. Ma il fatto che il suo successore lo affianchi già negli incontri diplomatici, e che addirittura si vesta come lui, manda un messaggio preciso: tutto resta com’era. Per una realtà come Cupertino, questo conta moltissimo.
Il vertice tra Apple e Unione Europea ha toccato soprattutto il versante normativo, con il futuro della tecnologia e l’intelligenza artificiale a fare da sfondo. È servito anche perché un’autorità come Metsola potesse mettere un volto su Ternus. Anche se, forse, non sarà proprio lui la persona con cui si ritroverà più spesso a trattare nei prossimi anni.
Cook, il diplomatico che resta in partita
Quando è arrivato l’annuncio dell’addio alla poltrona di amministratore delegato, lo stesso Cook nella sua lettera di commiato aveva chiarito un punto: questo non è un addio. Non lascerà Apple, semplicemente cederà la funzione esecutiva e si sposterà su un piano meno esposto al pubblico. Il suo nuovo incarico sarà altrettanto pesante, quello di presidente del consiglio di amministrazione.
Cook non è rispettato solo per le sue doti gestionali, ma anche per quelle da negoziatore. Il suo profilo diplomatico ha acquistato peso soprattutto negli ultimi anni, segnati da tensioni geopolitiche un po’ ovunque. Dalla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina, dove ha cercato una postura che andasse bene a entrambe le parti, fino a un’Unione Europea le cui leggi chiedono sempre più apertura sulle piattaforme.
Alcuni esperti ritengono che proprio queste pressioni abbiano logorato Cook e possano aver accelerato il suo passo indietro. Difficile dire quanto ci sia di vero, considerando che la successione si stava preparando da anni.
Quel che è chiaro è che si tratta di un ruolo troppo gravoso perché Ternus se lo carichi sulle spalle così presto. In Apple puntano su una transizione morbida, e questo significa lasciare che il nuovo CEO si concentri sulla strategia futura, mentre Cook continua a giocare, restando sullo sfondo, quella partita tanto importante che è il rapporto con le istituzioni.