Apple Music potrebbe presto cambiare pelle, almeno per quanto riguarda il modo in cui vengono organizzati gli abbonamenti. Stando ad alcune righe di codice individuate di recente, la piattaforma di streaming musicale starebbe ragionando su una struttura dell’offerta più articolata, con fasce diverse e qualche limitazione che fino a oggi non aveva mai fatto parte del suo vocabolario. Un cambio di rotta non da poco, considerando che il servizio si è sempre presentato con un modello piuttosto lineare e senza troppi paletti.
Cosa è stato trovato nel codice di Apple Music
A far emergere l’indiscrezione è stata l’analisi condotta da Aaron Perris, che ha messo le mani sull’ultima versione beta dell’applicazione pensata per i dispositivi Android. Frugando tra il software, sono saltate fuori due frasi che hanno acceso più di una curiosità. La prima segnala che una certa azione richiede un accesso premium, quindi rimanda chiaramente a una versione a pagamento per poter procedere. La seconda è ancora più diretta: un messaggio di errore che impedisce di saltare altri brani una volta raggiunto un certo numero di skip.
Suona familiare? Probabilmente sì. Questo genere di blocco sul cambio dei pezzi è esattamente il meccanismo che da anni viene usato dai rivali, Spotify su tutti, per convincere gli ascoltatori a fare il salto verso il piano completo. In pratica, finché non si paga, la libertà di passare da una canzone all’altra resta contingentata.
Verso un modello più simile alla concorrenza
L’idea di introdurre limiti ai brani dentro Apple Music rappresenterebbe una novità interessante, perché segnerebbe un avvicinamento alle logiche già consolidate nel resto del settore. Una fascia base con qualche restrizione, magari gratuita o comunque più economica, e poi il pacchetto pieno per chi vuole tutto senza compromessi: lo schema sembra andare in quella direzione.
Va detto che parliamo di tracce di codice, non di un annuncio ufficiale. Le stringhe nascoste nelle beta capita spesso che anticipino funzioni in fase di test, ma non è detto che arrivino davvero sul mercato così come appaiono. Potrebbero restare un esperimento interno, oppure trasformarsi in qualcosa di concreto nei prossimi mesi. Per ora l’unica certezza è che dentro l’app qualcosa si muove, e che la parola premium torna a fare capolino in contesti dove prima non c’era.
Se queste differenziazioni dovessero diventare realtà, cambierebbe parecchio il rapporto tra l’utente e la piattaforma. Chi è abituato a saltare i brani senza pensarci due volte potrebbe ritrovarsi davanti a un muro, almeno nella versione meno costosa. E chi invece paga il pacchetto completo continuerebbe a navigare tra i pezzi come ha sempre fatto, senza accorgersi di nulla.
Resta il fatto che il modello di business di Apple Music, finora tra i più chiari e diretti del panorama, potrebbe trovarsi di fronte a una revisione che lo renderebbe più stratificato. Niente di rivoluzionario sul piano tecnico, ma una scelta strategica che dice molto su come le piattaforme di streaming stiano cercando nuove leve per spingere gli abbonamenti a pagamento.