L’ipotesi di una acquisizione di PrismML da parte di Apple ha preso corpo nei giorni scorsi, ma basta guardare come è nata la voce per capire che qualcosa non torna. Perché a spifferare i dettagli di una trattativa in corso è stato niente meno che il CEO di PrismML, e questo dice già molto. Chi conosce come lavora Apple sa che una fuga di notizie del genere, con l’azienda di Cupertino coinvolta, equivale quasi a firmare la fine dei negoziati prima ancora che comincino sul serio.
Apple e PrismML: una fuga di notizie che sa di operazione di marketing
Nel corso di un’intervista con la CNBC, il numero uno di PrismML ha lanciato la bomba con una certa disinvoltura, sostenendo che Apple stava valutando la sua tecnologia e che i colloqui, ancora in fase preliminare, procedevano “bene”. Tutto questo dopo che, la settimana precedente, era già trapelata l’indiscrezione secondo cui le due realtà stavano continuando a parlarsi, con un’eventuale acquisizione sul tavolo.
Per chi non avesse presente di cosa si occupa, PrismML è una società specializzata nel comprimere modelli di intelligenza artificiale enormi in versioni più piccole, adatte a girare su dispositivi come gli smartphone. Giusto qualche giorno fa aveva annunciato di essere riuscita a ridurre il modello Qwen 3.6 da 27 miliardi di parametri e a farlo girare direttamente su iPhone 17 Pro. Un risultato tecnico niente male, va detto. Ma resta un punto che stona parecchio. Se davvero una trattativa con Apple avesse anche solo una minima possibilità di andare in porto, nessuno andrebbe a raccontarla in televisione. Apple è famosa per la sua segretezza quasi maniacale sulle discussioni interne, e mal digerisce qualsiasi cosa finisca sotto i riflettori prima del tempo. Una mossa simile assomiglia più a una campagna promozionale travestita da scoop che a un annuncio credibile.
Apple fa già in casa quello che sa fare PrismML
C’è però una ragione ancora più concreta per cui l’affare appare improbabile. Apple sta già facendo, in autonomia, esattamente ciò che PrismML considera la propria specialità. La nuova Siri AI e Apple Intelligence si appoggiano a tre modelli in cloud, tra cui l’AFM 3 Cloud Pro, che sarebbe distillato da un modello Google Gemini da 1,2 trilioni di parametri, più due modelli che girano direttamente sul dispositivo, chiamati AFM 3 Core Advanced e AFM 3 Core.
Mentre l’AFM 3 Core conta appena 3 miliardi di parametri, l’AFM 3 Core Advanced sale a 20 miliardi, ma ne attiva soltanto tra 1 e 4 alla volta a seconda del compito. È proprio questo modello a sbloccare una funzione di dettatura rinnovata e voci più espressive per l’assistente. A livello di architettura c’è un dettaglio interessante: i blocchi di attenzione, quelli che colgono il senso generale di una richiesta, risiedono nella DRAM, mentre i pesi della Feed-Forward Network, che analizzano ogni singola parola nel contesto, stanno nella NAND. Anche caricando solo tra 1 e 4 miliardi di parametri per volta, questo modello richiede comunque almeno 12GB di RAM.
Tornando al punto: Apple distilla già i modelli Gemini di Google per crearne versioni su misura, e per farlo pagherebbe a Google fino a un miliardo di dollari l’anno, circa 920 milioni di euro. Con questo quadro davanti, faticare per acquisire PrismML avrebbe poco senso, soprattutto per un colosso che si è sempre dimostrato piuttosto parsimonioso nel gestire la propria montagna di liquidità.