Un’idea che arriva dritta da Redmond potrebbe fare al caso di Apple nel momento più delicato della sua transizione ai vertici. John Ternus, che si prepara a guidare la nuova era dell’azienda di Cupertino, potrebbe infatti prendere spunto da una mossa recente di Microsoft: un programma di buyout volontario per i dipendenti più anziani. In pratica, chi ha un’età e un’anzianità aziendale che sommate raggiungono almeno 70, può scegliere di andarsene, andare in pensione anticipata e ricevere un compenso probabilmente molto generoso. È una forma meno aggressiva dei classici licenziamenti di massa, e anche se le motivazioni di Apple sarebbero diverse da quelle di Microsoft, il meccanismo potrebbe rivelarsi parecchio utile per dare una scossa vera alla compagnia.
Facciamo un passo indietro. Microsoft ha lanciato questo programma essenzialmente per ridurre il numero di dipendenti senza fare troppa brutta figura. Durante la pandemia, praticamente tutte le aziende tech si sono lanciate in assunzioni massicce per cavalcare la crescita del settore. Poi quella crescita si è rallentata, e da tre o quattro anni ci si trova in una fase di tagli e ridimensionamenti. Apple, va detto, ha in gran parte evitato sia le assunzioni selvagge sia i licenziamenti di massa. Il rovescio della medaglia, però, è che ha anche assunto molto lentamente per non rischiare di gonfiarsi troppo. Il risultato? Poco talento fresco in entrata, e tanto talento senior che non sempre brilla di entusiasmo.
Il problema del “rest and vest” e la qualità software
Qui entra in gioco un fenomeno ben noto nel mondo della Silicon Valley: il cosiddetto “rest and vest”. I dipendenti delle grandi tech non ricevono solo stipendi importanti, ma anche pacchetti di azioni che maturano nel tempo, di solito nell’arco di quattro anni. A questi si aggiungono ulteriori assegnazioni legate alle performance, creando un ciclo continuo che incentiva a restare in azienda per ottenere l’intero compenso. È un sistema intelligente, pensato per allineare gli interessi dei lavoratori alla crescita dell’azienda e trattenere i migliori. Il problema sorge quando qualcuno raggiunge un livello di anzianità tale da potersi permettere di fare il minimo indispensabile senza conseguenze reali. Se poi l’azienda non sta assumendo abbastanza gente nuova, le cose iniziano a non funzionare come dovrebbero. E questo, secondo chi osserva da vicino, è incredibilmente visibile nella qualità del software Apple.
Si potrebbe obiettare che Apple dovrebbe semplicemente aprire il portafoglio e assumere più persone, senza preoccuparsi troppo del personale senior già presente. Ed è un argomento assolutamente valido. Ma con il cambio al vertice in corso, dare ai dipendenti più esperti la possibilità di uscire volontariamente con un pacchetto dignitoso sembra una mossa intelligente a prescindere. Apple è sempre stata conservativa quando si tratta di grandi spese, quindi aspettarsi un’ondata improvvisa di nuove assunzioni non è realistico.
Come potrebbe funzionare in pratica
Il programma di Microsoft fissa la soglia a 70, sommando età anagrafica e anni di servizio. Apple potrebbe copiare lo stesso schema, oppure essere ancora più aggressiva e abbassare la soglia a 60. Per fare un esempio concreto: chi ha 45 anni e lavora in azienda da 15, avrebbe la possibilità di accettare l’uscita e ricevere il suo compenso. Ovviamente servirebbe un approccio graduale per evitare un esodo improvviso di competenze chiave. Tuttavia, nell’ottica di una nuova leadership sotto John Ternus, portare sangue fresco nell’organizzazione e permettere a chi non ha più vera motivazione di accedere a un pensionamento anticipato potrebbe rappresentare una premessa solida per il futuro di Apple.