Apple si trova adesso sotto il fuoco incrociato del Congresso americano, con decine di parlamentari che chiedono apertamente di rivedere la decisione di chiudere il negozio di Towson, in Maryland. Al centro della vicenda c’è il primo Apple Store statunitense ad aver formato un sindacato, e l’accusa che pesa sull’azienda è tutt’altro che leggera: ritorsione contro i lavoratori che hanno scelto di organizzarsi.
Quaranta parlamentari chiedono ad Apple spiegazioni sulla chiusura di Towson
Tutto parte all’inizio di aprile, quando Apple comunica che l’Apple Towson Town Center sarà uno dei tre punti vendita destinati a chiudere i battenti a giugno. La motivazione ufficiale parla di “abbandono di diversi rivenditori e condizioni in peggioramento” nei centri commerciali che ospitano questi negozi. Niente di clamoroso, almeno sulla carta.
Il problema è che il negozio di Towson non è uno qualunque. Nel 2022 è stato il primo Apple Store negli Stati Uniti a votare per l’adesione a un sindacato, con un risultato netto: 65 voti favorevoli contro 33 per entrare nello IAM Union. Da qui in poi la faccenda si complica parecchio.
Dopo l’annuncio della chiusura, lo IAM Union ha alzato la voce, accusando l’azienda di colpire i propri iscritti proprio per il modo in cui sta gestendo i trasferimenti dei dipendenti di Towson. Secondo il sindacato, Apple starebbe negando a questi lavoratori le opzioni di ricollocazione più ampie offerte invece ai colleghi dei negozi non sindacalizzati. La replica dell’azienda è di tutt’altro tenore’accordo sindacale prevede trasferimenti soltanto entro un raggio di 50 miglia dal negozio di Towson, con una buonuscita prevista in alternativa.
L’accusa di pratiche antisindacali
Pochi giorni dopo l’inizio di questo botta e risposta, i legislatori del Maryland hanno inviato una lettera alla società chiedendo chiarimenti. Ora la questione è salita di livello, perché è intervenuto direttamente il Congresso. In una lettera diffusa oggi, 40 membri del Congresso si rivolgono a Tim Cook e a John Ternus, attuale responsabile dell’ingegneria hardware e prossimo amministratore delegato di Apple, chiedendo di ripensare la chiusura e di valutare alternative capaci di salvare il posto di lavoro a quasi 100 dipendenti.
I parlamentari non usano giri di parole. Parlano di quella che “sembra solo l’ultima mossa in uno sforzo di repressione sindacale”, aggiungendo che “appare evidente che Apple abbia deciso di ritorsioni contro i lavoratori di questa sede per aver formato un sindacato e contrattato collettivamente per garantire salari, orari e condizioni di lavoro”. E ricordano un dettaglio non trascurabile: manovre del genere sarebbero illegali, perché si configurerebbero come pratiche di lavoro sleali.
Nel testo della lettera si legge che questa decisione non colpisce soltanto i lavoratori, ma anche le loro famiglie e le comunità. I firmatari invitano l’azienda a esplorare davvero sedi alternative per proteggere i posti di lavoro. E se proprio Apple non volesse tornare sui suoi passi e lasciare l’area di Baltimora, allora la sollecitano comunque a sostenere pienamente questi dipendenti, aiutandoli nei trasferimenti esattamente come accade per i lavoratori degli altri negozi in chiusura.
I membri del Congresso chiedono inoltre all’azienda di collaborare con i funzionari federali e locali del Maryland per individuare opportunità che possano mantenere occupati questi tecnici specializzati. Al momento Apple non ha rilasciato alcun commento sulla lettera. La pagina dell’Apple Towson Town Center indica intanto che il negozio chiuderà il 20 giugno alle 20:00.