Un drone capace di sfiorare i 700 chilometri orari e mettere nel mirino un Guinness dei primati non è più fantascienza. Si chiama Apex Recordhunter ed è nato negli uffici di Quantum Systems, a Monaco di Baviera. Il nome, in fondo, dice già tutto: questo velivolo va a caccia di record, e il team che lo ha costruito, chiamato N3XT, sostiene di aver toccato quota 699 km/h durante un test svolto internamente. Un numero che fa girare la testa, anche se per essere ufficiale dovrà passare al vaglio di un ente esterno, con tutta una serie di prove codificate da superare. Per ora il primato mondiale spetta a un’unità capace di volare a 658 km/h.
Un drone da record firmato Quantum Systems
Dietro il progetto c’è la collaborazione tra la società tedesca e la sua divisione ucraina, WIY Drones. L’obiettivo non è solo battere un record fine a sé stesso, ma sviluppare droni intercettori pensati per scenari di guerra. Tra le specifiche tecniche spiccano un paio di dettagli interessanti. Apex Recordhunter può trasportare un carico da mezzo chilo e trasmette i dati in tempo reale, così da permettere il controllo tramite una visuale in prima persona. Roba che, tradotta in pratica, significa poter pilotare il mezzo come se ci si trovasse a bordo, seguendo tutto quello che accade attorno.
La velocità, in un contesto simile, non è un vezzo. Un drone più rapido diventa più difficile da abbattere e più efficace nell’intercettare bersagli in movimento. E qui il progetto assume un peso ben diverso da quello di una semplice sfida ingegneristica.
Perché l’Ucraina è ricoperta di fibra ottica
C’è un aspetto meno noto ma parecchio significativo legato all’uso di questi mezzi. Da quando è scoppiato il conflitto con la Russia, l’esercito dell’Ucraina ha fatto un ricorso massiccio a una tecnologia particolare. In molti casi le unità non trasmettono le immagini via wireless, ma attraverso lunghissime matasse di cavi in fibra ottica. Una scelta che serve a evitare interferenze e disturbi del segnale, ma che ha una conseguenza pesante sul territorio.
Quei cavi, una volta srotolati, finiscono inevitabilmente per terra. Si depositano ovunque, ricoprendo tutto ciò che incontrano lungo il percorso. L’impatto sul paesaggio è notevole, e non serve troppa immaginazione per capire quanto materiale possa accumularsi dopo mesi e mesi di operazioni.
Gli altri droni in corsa per il primato
Apex Recordhunter non gareggia da solo. Chi segue da vicino questo settore ricorderà un altro nome comparso qualche mese fa: Blackbird. Un progetto di tutt’altra natura, nato quasi per gioco dalla passione di due appassionati neozelandesi. Eppure i risultati raccontano tutt’altro, perché i due sostengono di aver spinto il loro drone fino a 730 km/h. Una cifra che, sulla carta, batte persino il velivolo tedesco.