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Anthropic: IA da 26 miliardi gira su 15 box Android TV

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Un’intelligenza artificiale completa, con 26 miliardi di parametri, è riuscita a funzionare su quindici box Android TV da circa 50 euro l’una, senza alcun data center alle spalle. L’esperimento porta la firma del team di sicurezza di Anthropic, che ne ha ricavato un avvertimento piuttosto netto: al ritmo attuale i primi vermi IA autonomi potrebbero comparire già entro la fine dell’anno.

Il contesto non è affatto casuale. Nel dicembre 2025 il botnet Kimwolf aveva arruolato 1,8 milioni di box Android TV per sferrare attacchi di negazione del servizio, e quel parco di dispositivi in seguito ha superato quota 2 milioni. Si tratta di apparecchi senza marca e aggiornati di rado, che ora sono finiti al centro di una prova ben diversa, cioè ospitare un’intelligenza artificiale intera. Lo studio, pubblicato il 12 ottobre, accompagna l’allarme con cifre puntuali e una tabella di marcia precisa.

Anthropic: un modello intero su quindici scatolette da salotto

Il protagonista della prima parte del test è Gemma4 26B, un modello da 26 miliardi di parametri distribuito su quindici box Android TV dotate ciascuna di 4 GB di memoria. La velocità si ferma a 0,39 token al secondo, più o meno una parola ogni tre secondi. Lentissimo, certo, eppure funzionante, e su un hardware che si trova collegato dietro milioni di televisori.

C’è poi un secondo modello, più piccolo, da 9 miliardi di parametri. Messo davanti a 9 macchine che non conosceva, è riuscito a configurare da solo il proprio server di inferenza su 8 di esse. L’elenco andava da un Jetson Nano fino a un Mac, passando per una scheda RTX 4090. Trasmettendosi appunti da una generazione all’altra, il sistema ha anche fatto salire il proprio tasso di successo da circa il 45% all’84% nel migliore dei tentativi.

La replicazione completa, dall’intrusione fino alla rimessa in funzione, per ora resta prerogativa di un solo modello aperto, GLM 5.2, che ha colonizzato 8 nodi su 8 in quattro prove su cinque. Va detto però che l’esercizio si è svolto su una rete semplificata, con una porta di debug lasciata aperta e diverse protezioni rimosse. Gli stessi autori presentano il risultato come un limite massimo e ammettono di non aver testato la reazione di difensori umani.

Due milioni di box valgono quaranta H100

Un parco grande quanto quello di Kimwolf equivarrebbe a una quarantina di schede H100, le schede grafiche che alimentano i centri dati dedicati all’IA. Un verme capace di trasportare con sé i pesi del proprio modello non avrebbe però bisogno di nessuna di esse. Ogni dispositivo infetto aggiunge un po’ di potenza di calcolo, e non esiste un server centrale da spegnere per fermare tutto.

La diffusione resterebbe comunque lenta, con un ciclo di replicazione da uno a due giorni per un modello da 9 miliardi di parametri e un raddoppio del parco infetto nel giro di pochi giorni. I ricercatori parlano di una possibile “rete micorrizica digitale”, capace di prosperare sull’informatica poco protetta.

Secondo il ritmo di crescita osservato, i modelli di piccole dimensioni raggiungerebbero il livello di GLM 5.2 entro la fine del 2026, e i vermi in grado di portarsi dietro i propri pesi arriverebbero poco dopo. La stima stringe i tempi rispetto a quella del numero uno dell’azienda, che già nell’aprile 2024 parlava di un’IA capace di “replicarsi e sopravvivere” in una finestra compresa tra il 2025 e il 2028.

Le contromisure che esistono già

Le difese non partono da zero e somigliano a quelle già usate contro le botnet tradizionali. Si tratta di sorvegliare i trasferimenti di diversi gigabyte tra apparecchi domestici e poi mettere in quarantena gli abbonati infetti. Lo stesso metodo aveva ripulito il 92% delle infezioni della botnet Mirai in quattordici giorni.

Gli autori chiedono inoltre di vietare le password di fabbrica ai produttori di oggetti connessi, come la legge britannica impone già.

Fonte: TecnoAndroid

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