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Amazon potrebbe essere convinta che qualcuno abbia i glutei piatti. O quantomeno lo sospetta. Una scoperta diventata virale in poco tempo su Threads ha spinto moltissimi utenti a controllare cosa il colosso dello shopping online pensa di sapere su di loro, e il risultato è una raccolta di deduzioni che oscilla tra il banale e il decisamente surreale. C’è chi secondo la piattaforma “non si fida facilmente delle persone”, chi “trova esilarante quando i giocattoli si incastrano nel soffitto dell’aula”, chi “impreca quando si spaventa” e chi addirittura “tratta i gatti come figli biologici”.
Non si tratta di fantascienza e nemmeno di una violazione. Amazon costruisce un profilo di ciascun cliente partendo dalla sua cronologia di acquisti e poi lo sfrutta per personalizzare i prodotti che propone in vetrina. Fin qui niente di sorprendente, visto che il meccanismo dei suggerimenti mirati è noto da anni. La vera novità sta nel fatto che queste conclusioni diventano consultabili in chiaro, direttamente dalle impostazioni dell’account, con tanto di elenco dettagliato.
Dove si trova la sezione e perché in Italia manca
Esiste però un limite geografico piuttosto netto. La funzione è disponibile negli Stati Uniti, mentre da questa parte dell’oceano la voce semplicemente non compare. Il sospetto è che dietro l’assenza ci siano le leggi europee, più severe su quali informazioni una piattaforma può raccogliere sugli utenti, anche se una conferma ufficiale in tal senso non è mai arrivata.
Per chi possiede un account americano il percorso è abbastanza lineare. Bisogna cliccare sull’icona dell’account in alto a destra, scorrere fino alla sezione “Il tuo account” e selezionare “Le tue preferenze di acquisto“. A quel punto basta scendere ancora un po’ e aprire la voce “Informazioni su di te“, dove compare una lista di caratteristiche che il sistema ha attribuito alla persona. Ogni singola voce può essere modificata oppure eliminata, quindi chi non si riconosce in una certa etichetta ha la possibilità di cancellarla senza troppi passaggi.
Tra intuizioni azzeccate e conclusioni da commedia
Che le piattaforme di commercio elettronico raccolgano dati sulle abitudini di acquisto non è certo una scoperta recente. Leggere però queste deduzioni scritte in modo così diretto e personale ricorda con una certa efficacia quanto sia dettagliato il ritratto costruito su ciascun cliente, spesso senza che l’interessato se ne renda davvero conto. Un conto è sapere in astratto che qualcuno osserva il carrello, un altro è vedere quel lavoro di osservazione trasformato in frasi che descrivono abitudini e perfino tratti del carattere.
Alcune descrizioni risultano piuttosto precise e, a dirla tutta, anche prevedibili. Formule come “gestisce acquari attivi”, “consuma caffè regolarmente” o “gioca ai videogiochi” non lasciano particolarmente stupiti, perché derivano in modo abbastanza evidente da ciò che finisce nel carrello. Altre invece nascono da ragionamenti che strappano più di un sorriso. Quella sui glutei piatti, per esempio, è con ogni probabilità il frutto dell’acquisto di un cuscino ortopedico o di un particolare tipo di abbigliamento.
Il punto centrale è che Amazon non chiede alcuna conferma prima di attribuire un tratto a qualcuno. L’algoritmo interpreta gli acquisti e trae le sue conclusioni in autonomia, con una sicurezza che a seconda dei punti di vista può apparire comica oppure inquietante.
Fonte: TecnoAndroid








