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AirDrop in Cina: il limite di Apple nei giorni delle proteste

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Apple concede raramente eccezioni alle proprie regole, ma la scelta di limitare AirDrop in Cina nel 2022 resta uno dei passaggi più controversi della sua storia recente. Alla fine di novembre di quell’anno migliaia di persone scesero in strada in diverse città cinesi stringendo tra le mani un semplice foglio bianco. Era un modo per protestare senza scrivere nulla, perché qualsiasi slogan sarebbe stato cancellato dalla censura. Quel pezzo di carta vuoto diventò il simbolo di manifestazioni contro i lockdown per il COVID come il Paese non ne vedeva da decenni. E tutto era cominciato in una fabbrica piuttosto familiare, quella dove viene assemblata buona parte degli iPhone.

La società di Cupertino entra in questa vicenda per una ragione precisa. Poche settimane prima dell’esplosione delle proteste aveva ridotto le funzioni di AirDrop sugli iPhone venduti nel Paese, proprio lo strumento con cui alcuni cittadini si passavano manifesti contro il governo senza bisogno di internet. L’azienda parlò soltanto di evitare invii indesiderati, ma la coincidenza scatenò le critiche di diversi politici statunitensi e una scena al Campidoglio con Tim Cook protagonista.

AirDrop in Cina: uno striscione su un cavalcavia e i manifesti in metropolitana

La prima scintilla scoccò il 13 ottobre 2022 a Pechino, quando un uomo appese due striscioni su un cavalcavia per chiedere la fine dei test COVID e le dimissioni di Xi Jinping. Mancavano tre giorni al congresso del Partito Comunista e i censori si affrettarono a eliminare dalla rete ogni riferimento al ponte. Le immagini di quegli striscioni però iniziarono comunque a circolare sotto forma di manifesti.

La funzione di condivisione di Apple fu uno dei canali utilizzati. Nella metropolitana di Shanghai un passeggero raccontò di aver ricevuto la notifica di uno sconosciuto che voleva inviargli una foto, e si trattava di un manifesto contro Xi Jinping. A Guangzhou uno studente universitario spiegò di mandare tramite AirDrop immagini della protesta e istruzioni per installare una VPN. Il sistema funziona tra dispositivi vicini senza passare da internet e per questo era molto difficile da sorvegliare. Non fu comunque l’unica strada, perché i manifestanti ricorsero anche a graffiti nei bagni delle università, volantini e messaggi in codice.

Il 9 novembre arrivò iOS 16.1.1 e con quella versione l’opzione “Tutti” cominciò a disattivarsi da sola dopo dieci minuti, mentre prima poteva restare accesa senza limiti. All’inizio la modifica riguardava esclusivamente gli iPhone acquistati nella Cina continentale, quindi chi voleva ricevere contenuti da sconosciuti doveva riattivarla ogni dieci minuti.

Apple estese il vincolo al resto del mondo il 13 dicembre con iOS 16.2, giustificandolo solo con la necessità di evitare richieste non desiderate. Sul motivo per cui la Cina fosse stata la prima, nessuna spiegazione. Il sospetto di un ruolo di Pechino rimbalzò tra media e politici fino al Senato degli Stati Uniti. Il senatore Josh Hawley scrisse a Tim Cook chiedendo perché lo strumento fosse stato modificato in un modo che rendeva più difficile la comunicazione tra i manifestanti, mentre Mark Warner, presidente del Comitato per l’Intelligence, arrivò a dire che toglierlo equivaleva a fare ciò che voleva il Partito Comunista.

La città dell’iPhone e i fogli bianchi

Le proteste di massa arrivarono qualche settimana dopo, ancora una volta con uno smartphone della Mela sullo sfondo. A Zhengzhou Foxconn gestisce un complesso con circa 200.000 lavoratori, soprannominato la città dell’iPhone. Lì scoppiò un focolaio di COVID in piena stagione natalizia e l’azienda chiuse il personale in un sistema a circuito chiuso. Si diffuse la voce che 20.000 dipendenti fossero risultati positivi e centinaia di loro fuggirono abbattendo muri di sicurezza e scavalcando recinzioni con il filo spinato. Alcuni si incamminarono verso i propri villaggi percorrendo quasi cento chilometri a piedi. Chi rimase dovette fare i conti con la scarsità di cibo e di assistenza medica, e quando protestò venne colpito con i manganelli dalla polizia antisommossa. Apple si limitò a dichiarare di avere personale sul posto e di collaborare con Foxconn per rispondere alle preoccupazioni dei lavoratori.

Il 24 novembre un incendio in un palazzo residenziale di Urumqi causò dieci vittime e in molti accusarono le restrizioni di aver aggravato la tragedia. Fu in quel momento che comparvero i fogli bianchi, un modo per esprimere ciò che non si poteva dire. Il governo rispose con un imponente schieramento di agenti e con arresti nelle settimane successive, ma il 7 dicembre annunciò lo smantellamento di gran parte della politica “zero casi”.

Quarantacinque secondi al Campidoglio

Il 1 dicembre il numero uno di Apple attraversava i corridoi del Campidoglio diretto a un incontro a porte chiuse con alcuni legislatori, quando la giornalista Hillary Vaughn di Fox News lo avvicinò con una serie di domande. Voleva sapere se sostenesse il diritto dei cinesi a protestare, se si pentisse di aver limitato AirDrop e se considerasse un problema fare affari con un partito che reprime i diritti umani.

Tim Cook continuò a camminare con lo sguardo a terra, cambiò direzione per evitarla e non rispose a nulla. Un dirigente della catena di fornitura descrisse quegli istanti come i peggiori quarantacinque secondi della sua carriera e il video venne trasmesso a ripetizione dalle reti televisive statunitensi. La scena colpiva ancora di più per una frase pronunciata dallo stesso Cook nel 2017 durante un forum di Bloomberg, quando aveva sostenuto che tacere davanti a qualcosa di sbagliato è il modo più potente per acconsentirvi.

Fonte: TecnoAndroid

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