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Contenere il cambiamento climatico entro 1,5°C di riscaldamento appare oggi un traguardo sempre più lontano, al punto che quello che per anni è stato considerato l’obiettivo simbolo della lotta al riscaldamento globale assomiglia ormai a un sogno molto, molto improbabile. Il quadro che emerge è chiaro e mette sotto pressione l’intero impianto dell’Accordo di Parigi, il patto internazionale che proprio attorno a quella soglia ha costruito gran parte della propria ambizione. Eppure, nonostante tutto, la partita non può dirsi chiusa.
La soglia degli 1,5 gradi non è un numero scelto a caso. Per i Paesi firmatari ha rappresentato il punto di riferimento più ambizioso, quello verso cui orientare politiche, investimenti e strategie per ridurre l’impatto delle attività umane sul clima. Il fatto che oggi questo limite venga descritto come estremamente difficile da rispettare cambia la prospettiva con cui guardare agli impegni presi. Non si tratta più soltanto di capire quanto manca all’obiettivo ma di fare i conti con l’idea che la meta originale potrebbe sfuggire di mano.
Accordo di Parigi sotto pressione
L’Accordo di Parigi si trova quindi in una fase delicata. La tensione è evidente perché il cuore stesso dell’intesa, cioè la volontà di frenare l’aumento delle temperature entro un margine considerato più sicuro, viene messo in discussione dai fatti. Quando l’obiettivo più ambizioso inizia a sembrare irraggiungibile, il rischio è che l’intero sistema perda credibilità agli occhi di chi dovrebbe sostenerlo. Ed è proprio qui che si concentra la preoccupazione maggiore.
Parlare di un accordo sotto sforzo significa riconoscere che le aspettative iniziali e la realtà attuale si sono allontanate parecchio. Il riscaldamento globale continua a procedere e la distanza tra le promesse e i risultati concreti diventa sempre più difficile da ignorare. Questo non vuol dire che l’intesa abbia smesso di avere un senso, ma che la sua tenuta viene messa alla prova in modo serio. Le pressioni arrivano da più direzioni e la soglia simbolica degli 1,5 gradi ne è il termometro più evidente, quasi letteralmente.
Il sogno degli 1,5 gradi si allontana ma il patto resiste
C’è però un aspetto che vale la pena sottolineare. Il fatto che il traguardo degli 1,5°C sembri ormai fuori portata non equivale alla fine dell’Accordo di Parigi. L’intesa è in difficoltà, certo, ma non è ancora arrivata al capolinea. La distinzione è importante perché un obiettivo mancato non cancella automaticamente il quadro di cooperazione costruito attorno alla crisi climatica, né rende inutili gli sforzi per limitare i danni del clima che cambia.
In altre parole il sogno originario appare compromesso mentre lo strumento pensato per realizzarlo continua a esistere e a funzionare, pur con tutte le sue fatiche. La sfida contro il cambiamento climatico si gioca quindi su un terreno diverso da quello immaginato all’inizio, più complicato e meno rassicurante. L’Accordo di Parigi è sotto pressione ma la sua storia non è ancora finita.
Fonte: TecnoAndroid


