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La NASA ha pubblicato un set straordinario di immagini dedicate a 3I/Atlas, la cometa interstellare scoperta lo scorso luglio dall’omonimo telescopio in Cile. Si tratta del terzo oggetto proveniente da fuori il Sistema Solare mai osservato — dopo ‘Oumuamua e 2I/Borisov — e la sua analisi offre agli scienziati un’occasione unica per comprendere meglio la formazione e la dinamica dei corpi celesti extrasolari.
Un’osservazione senza precedenti
Per studiare 3I/Atlas, l’agenzia spaziale americana ha orchestrato una delle campagne più ampie di sempre, coinvolgendo 12 missioni tra sonde, telescopi orbitali e strumenti planetari. Le prime immagini sono arrivate da Perseverance, che ha immortalato la cometa dal suolo marziano, affiancato dalle sonde MRO e MAVEN, capaci di seguirne il movimento da orbita.
Parallelamente, le missioni solari STEREO, SOHO e PUNCH hanno catturato il passaggio del corpo celeste dietro il Sole, osservandone la lunga coda di gas e polveri. Un coordinamento che, secondo la NASA, rappresenta “un modello di sinergia scientifica internazionale”, con dati raccolti simultaneamente da più punti del Sistema Solare.
I telescopi spaziali completano il puzzle
Anche i grandi osservatori come Hubble e James Webb hanno contribuito all’impresa. Le loro immagini ad alta risoluzione hanno permesso di analizzare la composizione della chioma, mentre le sonde Lucy e Psyche, pur impegnate in altre missioni, hanno rilevato variazioni orbitali e luminosità durante il transito della cometa.
Gli scienziati ritengono che i getti di gas criogenico liberati dal riscaldamento solare abbiano modificato leggermente la traiettoria dell’oggetto, agendo come veri e propri “micropropulsori” naturali. Queste emissioni forniscono indizi preziosi sulla composizione interna del corpo, probabilmente ricco di ghiacci e composti organici provenienti da sistemi stellari lontani.
Nessun rischio per la Terra
Come ha chiarito Nicky Fox, direttrice della divisione Heliophysics della NASA, 3I/Atlas non rappresenta alcuna minaccia per il nostro pianeta né per gli altri del Sistema Solare. La sua orbita lo porterà a transitare a distanze di sicurezza prima di allontanarsi definitivamente nello spazio interstellare. vI dati raccolti serviranno ora per mappare la struttura tridimensionale della cometa e confrontarla con quella di oggetti nativi del nostro sistema, con l’obiettivo di capire se i processi di formazione planetaria seguano schemi simili ovunque nella galassia.