Il recente intervento del Governo sui carburanti aveva dato l’impressione di un sollievo, almeno temporaneo. Nei fatti, però, la situazione si è ribaltata nel giro di pochi giorni. Il prezzo carburanti è tornato a salire, riducendo quasi del tutto i benefici previsti dal decreto entrato in vigore il 19 marzo.
Il taglio delle accise dura meno del previsto
La misura prevedeva una riduzione di circa 25 centesimi al litro su benzina e gasolio, con un costo complessivo di oltre 417 milioni di euro nel 2026. Un intervento pensato per alleggerire la spesa degli automobilisti per circa venti giorni.
Nella pratica, però, il vantaggio è stato più contenuto. Il gasolio ha registrato un calo medio di soli 13,8 centesimi rispetto ai listini precedenti, mentre per la benzina la riduzione si è fermata a 15,4 centesimi. Questo significa che il risparmio reale sul pieno è risultato inferiore alle aspettative, con diversi euro “persi” rispetto a quanto previsto.
Le quotazioni internazionali pesano sui prezzi
A incidere in modo decisivo è stato l’andamento dei mercati. Secondo i dati diffusi dalla FIGISC, già nei primi due giorni gran parte dello sconto era stata assorbita: l’82% per il gasolio e il 30% per la benzina.
Il quadro è reso ancora più complesso dal fatto che i prezzi alla pompa non dipendono direttamente dai gestori, ma dalle compagnie petrolifere. Intanto, i numeri mostrano una crescita significativa su base annua: il gasolio ha segnato un aumento del 20,9% dall’inizio dell’anno, mentre la benzina è salita del 3%.
Differenze tra territori e controlli sui distributori
I dati ufficiali evidenziano una situazione poco uniforme sul territorio. In nessuna regione si è registrata una riduzione pari all’intero taglio previsto dal decreto. Anche in autostrada i ribassi sono stati parziali, con valori inferiori rispetto alla riduzione teorica.
Nel frattempo, i controlli della Guardia di Finanza hanno contribuito a ridurre il numero di impianti che avevano aumentato i prezzi invece di abbassarli. Un segnale che ha limitato alcune distorsioni, senza però risolvere il problema alla radice.
Per quanto riguarda le prospettive, le associazioni di categoria chiedono interventi più strutturali. Tra le ipotesi ci sono misure per ridurre i consumi e maggiori tutele per le fasce più fragili.
Secondo quanto si apprende, il Governo valuta una possibile proroga degli interventi se la situazione internazionale dovesse restare instabile. Resta però un punto fermo: con mercati così volatili, anche i dati più recenti rischiano di cambiare rapidamente.
