Il Sistema di Ingressi e Uscite dell’Unione Europea, quello che molti già conoscono con la sigla EES, sta facendo discutere parecchio nelle ultime settimane. Il motivo è semplice: con l’alta stagione negli aeroporti ormai alle porte, questo nuovo meccanismo di controllo alle frontiere si è trasformato in una fonte di code lunghissime, ritardi e passeggeri rimasti a terra. E le compagnie aeree, Ryanair in testa, hanno iniziato a correre ai ripari avvisando i propri clienti.
Partiamo dalle basi. L’EES è un sistema informatico automatizzato pensato per modernizzare i controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen. In Spagna è già operativo, ed è entrato in vigore il 10 aprile 2026 in tutte le frontiere esterne. L’obiettivo dichiarato è quello di sostituire pian piano il vecchio timbro sul passaporto con qualcosa di più moderno, controlli teoricamente più rapidi e qualche opzione di autoservizio. La realtà, almeno per ora, è un’altra storia.
Sistema EES: chi viene coinvolto e quali dati vengono raccolti
Il nuovo controllo riguarda i cittadini extracomunitari, cioè chiunque non abbia la nazionalità di un Paese dell’Unione Europea, Islanda, Liechtenstein, Norvegia o Svizzera. C’è anche un’altra condizione. Deve trattarsi di un soggiorno breve, fino a 90 giorni nell’arco di 180. La caratteristica che salta subito all’occhio è la raccolta dei dati biometrici. Niente più timbro, ma scansione di immagine facciale e impronte digitali.
Nel dettaglio, l’EES registra e conserva i dati presenti sul documento di viaggio, come nome, cognome e data di nascita, la data e il luogo di ogni ingresso e uscita, i dati biometrici veri e propri e l’eventuale informazione su un rifiuto d’ingresso. Da questi dati biometrici vengono create delle plantillas, ossia dei modelli, archiviati in un servizio condiviso che permette di verificare se chi entra senza visto sta facendo un uso scorretto del viaggio, per esempio superando i giorni consentiti o usando identità false.
Quanto restano archiviati? In linea generale i dati di ingressi, uscite e rifiuti vengono conservati per tre anni. Se però non viene registrata alcuna uscita, il periodo sale a cinque anni a partire dalla scadenza del soggiorno autorizzato.
Code di due ore e l’avviso di Ryanair
Qui arriva il punto dolente. Nonostante la promessa di controlli più efficienti, i primi tempi non stanno andando come previsto. Anzi. I cali del sistema e i malfunzionamenti stanno generando file lunghissime, fino a due ore di attesa. Il risultato è facile da immaginare: passeggeri rimasti a terra perché non sono riusciti ad arrivare in tempo al gate, letteralmente bloccati dentro questo controllo.
Le compagnie aeree hanno dovuto reagire. Tra le più attive c’è proprio Ryanair, che ha anticipato l’orario di chiusura dei banchi del check in e ha inviato un avviso a tutte le persone con una prenotazione attiva. L’oggetto della mail è eloquente: “Importante: cambiamenti nel controllo passaporti”.
Nel testo, la compagnia irlandese spiega che al controllo passaporti potrebbe essere necessario scansionare il passaporto, fornire le impronte digitali e farsi scattare un’immagine facciale. Questi controlli, avverte, possono provocare code più lunghe, soprattutto negli aeroporti più trafficati, e si possono formare file anche prima del controllo di sicurezza. Da qui l’invito a presentarsi in anticipo. Ryanair precisa inoltre che, in caso di rifiuto d’ingresso, la responsabilità è della politica dell’Unione Europea e non delle regole della compagnia.