Google sta provando una mossa che, se mai dovesse uscire dai laboratori, ribalterebbe le abitudini di milioni di persone davanti al browser: cancellare i risultati di ricerca classici come destinazione predefinita di ogni query digitata nella barra degli indirizzi. Al posto della solita pagina con i link, si aprirebbe una conversazione diretta con l’AI Mode. Il segnale arriva da un flag sperimentale individuato in Chrome Canary, la versione di sviluppo del browser, quella dove finiscono le idee ancora acerbe prima di un eventuale debutto.
Il flag ha un nome piuttosto esplicito, Fulfill Searchbox Queries in AI Mode, e una volta acceso fa una cosa sola ma drastica: ogni ricerca scritta nell’omnibox apre subito un thread con l’intelligenza artificiale, invece della tradizionale lista di risultati. Niente più dieci link azzurri come prima schermata, ma una risposta conversazionale che parte all’istante.
Un esperimento che sembra già pronto al lancio
La cosa che davvero fa alzare il sopracciglio non è tanto l’idea, quanto quanto appaia rifinita. Non si parla di un prototipo buttato lì alla buona. I comportamenti standard funzionano già tutti: Ctrl+clic, clic centrale e Shift+clic aprono i risultati in nuove schede esattamente come accadrebbe con una ricerca normale. Sembra roba pronta da spedire, non un abbozzo.
C’è di più. Il flag tocca entrambi i punti di accesso principali alla ricerca dentro Chrome: la barra degli indirizzi e il campo della nuova scheda. Tradotto in pratica, ogni volta che un utente prova a cercare qualcosa su Google si ritroverebbe dentro una chat con l’AI. Non un’opzione tra le tante, ma il binario obbligato.
Le rassicurazioni di Google e quello che dice il contesto
Nel codice c’è una nota messa nera su bianco dall’autore: si tratta solo di esplorazione, nessun piano attuale di portarla online. Parole tranquillizzanti, almeno sulla carta. Il guaio è che la stessa identica formula era comparsa prima del lancio di AI Overviews e dello stesso AI Mode, due funzioni che oggi sono attive per oltre un miliardo di utenti ogni mese. Quando una frase del genere precede prodotti poi diventati di massa, fa un certo effetto.
E il quadro generale non aiuta a stare sereni. Durante il Google I/O 2026 della scorsa settimana, l’azienda ha presentato il restyling più pesante della Search box degli ultimi 25 anni: ora accetta testo, immagini, file, video e perfino le schede di Chrome come input. I link blu esistono ancora, certo, ma hanno smesso di essere la priorità per una porzione sempre più grande di ricerche.
Questo flag, visto così, è il tassello successivo che ci si poteva aspettare. Non più l’intelligenza artificiale che spunta dentro la Ricerca Google, ma la Ricerca stessa che si dissolve dentro l’AI. La rotta è leggibile senza troppi giri di parole: Google immagina la sua Search come un agente proattivo, capace di rispondere e agire, non come la vecchia pagina di collegamenti da scorrere. Quello che fino a poco fa era materiale da laboratorio adesso somiglia parecchio al prodotto che l’azienda vuole davvero mettere in mano alle persone.