Generare oltre 100 miliardi di dollari in un solo trimestre è un risultato che pochi possono vantare, e Apple lo fa restando in gran parte fuori dalla corsa folle agli investimenti nei data center. È proprio questa la particolarità che rende la situazione interessante, soprattutto mentre la carenza di memorie continua a mordere. A differenza dei grandi hyperscaler, l’azienda di Cupertino non deve inseguire ogni aggiornamento infrastrutturale con miliardi di spese obbligatorie. E questo, secondo un analista, è impressionante, anche se serve comunque un nuovo piano sull’intelligenza artificiale per tamponare i costi crescenti della memoria.
Perché Apple riesce a spendere così poco
I numeri parlano chiaro. Nei primi nove mesi la spesa in conto capitale di Apple è calata del 28 percento, fermandosi a 6,8 miliardi di dollari, stando ai dati riportati dall’analista Seung-hyuk Kim di KIWOOM Securities. Come ci riesce? Con un modello ibrido di infrastruttura per l’AI che mescola server propri e partner cloud esterni come Google. Un approccio che va nella direzione opposta rispetto a chi sta bruciando capitali per paura di restare indietro nella gara all’intelligenza artificiale.
Il rovescio della medaglia però esiste, e comincia a farsi sentire. I vincoli di fornitura e i costi delle memorie stanno pesando. Un esempio concreto è il MacBook Neo, che doveva vendere a valanga e invece si ritrova con le previsioni tagliate del 40 percento nel 2026, colpa della scarsità di chip A18 Pro. Lo stesso problema si allargherà a iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max. Il paradosso è tutto qui, per Apple, si può avere montagne di liquidità in cassa, ma conta poco quando quello che serve non è disponibile a nessun prezzo.
Siri e gli abbonamenti come possibile via d’uscita
Con la domanda destinata quasi certamente a scendere a causa dei costi in aumento, Seung-hyuk Kim ha un’idea precisa. La soluzione, dice, è costruire una roadmap sull’AI capace di generare abbonamenti ricorrenti spingendo allo stesso tempo i cicli di sostituzione dell’hardware. Va detto che la divisione Servizi ha mancato le attese degli analisti, pur portando a casa 30,74 miliardi di dollari, appena sotto i 31 miliardi del secondo trimestre 2026. Con questo risultato si è interrotta una striscia di crescita lunga quattordici trimestri.
Non è che i Servizi siano crollati, per carità, ma un rallentamento resta un segnale poco piacevole. Ed è per questo che l’analista punta forte sulle integrazioni di Siri. Servizi del genere potrebbero essere abbinati a iCloud+, offrendo agli abbonati più scelta e introducendo fasce di prezzo diverse a seconda della potenza di calcolo richiesta dall’utente.
La crisi delle DRAM dovrebbe durare fino al 2028, e Apple si è già mossa per adattarsi. Ha lanciato un nuovo programma di leasing che permette di risparmiare circa 500 euro sui 1.000 euro necessari per passare a un iPhone 17 Pro per dodici mesi. Allo scadere del periodo l’utente può restituire il dispositivo e avviare un nuovo leasing su iPhone 18 Pro.


