Per gran parte della storia umana i morti non venivano allontanati dai vivi, anzi. Trovavano posto proprio dentro casa, sotto i pavimenti, accanto ai muri, a pochi passi da dove si mangiava e si dormiva. Un’usanza che oggi ci suona strana, quasi inquietante, ma che per migliaia di anni è stata la normalità. E ora c’è un gruppo di studiosi che vuole capire come mai, a un certo punto, abbiamo smesso di farlo.
Quando i defunti restavano in famiglia
L’idea che seppellire i propri cari lontano, in un luogo separato e dedicato, sia sempre stata la regola è sbagliata. Per lungo tempo le cose funzionavano in maniera opposta. A raccontarlo è l’archeologa Sabina Cveček, che ha studiato da vicino queste abitudini antiche e le ha spiegate a IFLScience.
Le sue parole sono chiare. “Abbiamo scoperto che seppellire i morti dentro o vicino alle abitazioni non era una pratica insolita, ma un modo diffuso di tenere gli antenati fisicamente collegati alla vita quotidiana”, ha detto Cveček. Non un’eccezione, quindi, ma qualcosa di radicato, che attraversava comunità diverse. Il punto centrale è proprio questo legame. I defunti non venivano cancellati dallo spazio dei vivi. Restavano lì, sotto lo stesso tetto, e in un certo senso continuavano a fare parte della casa. Una presenza costante, che accompagnava i gesti di ogni giorno.
Un legame fisico con chi non c’era più
Tenere i propri cari così vicini aveva un significato preciso. Non si trattava soltanto di dare loro una sepoltura, ma di mantenere viva una connessione concreta, tangibile, con chi era venuto prima. Gli antenati non appartenevano al passato in modo astratto. Erano parte del presente, incisi negli spazi in cui si svolgeva l’esistenza. Questo modo di intendere la sepoltura dice molto anche sul rapporto che quelle comunità avevano con la memoria e con la continuità familiare. La morte non spezzava del tutto il rapporto con chi restava. Lo trasformava, lo spostava di piano, ma non lo interrompeva.
Ed è qui che nasce la domanda che muove la ricerca. Se per così tanto tempo i morti hanno convissuto con i vivi dentro le mura domestiche, cosa ci ha portati a cambiare direzione. Perché a un certo punto abbiamo iniziato a separare nettamente i due mondi, spostando i defunti altrove, in spazi pensati apposta e distanti dalla vita di tutti i giorni. È proprio questo interrogativo che gli studiosi stanno cercando di sciogliere, provando a ricostruire come e quando quella distanza tra i vivi e i loro antenati sia diventata la norma.


