Sono più di 1.200 i dipendenti di grandi aziende AI ad aver messo la firma su una richiesta che, fino a poco tempo fa, sarebbe sembrata quasi impensabile: chiedere al governo degli Stati Uniti di sostenere una regolamentazione internazionale sullo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale. L’iniziativa si chiama Pacing the Frontier e coinvolge nomi pesanti come Anthropic, OpenAI, Google, Meta e Microsoft. Tra i firmatari spicca anche Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, insieme ad alcuni co fondatori della stessa azienda.
Il punto che questi lavoratori mettono nero su bianco è tanto semplice quanto scomodo. Lo sviluppo dei modelli sta correndo troppo, e c’è il rischio concreto di perdere il controllo. Un timore che non nasce dal nulla, visto quello che è già successo con gli agenti sviluppati da OpenAI.
Perché adesso serve una regolamentazione internazionale
Negli ultimi mesi il ritmo dei rilasci è stato frenetico. Modelli con capacità sempre più avanzate, molti dei quali pensati per il campo della sicurezza informatica, sono arrivati sul mercato uno dietro l’altro. C’è una ragione dietro questa fretta: le principali aziende AI americane hanno investito cifre miliardarie e ora devono in qualche modo giustificare quei numeri. Da qui l’accelerazione, la corsa a mostrare risultati.
La petizione, quasi certamente, è legata a fatti recenti e piuttosto concreti. Uno su tutti, l’attacco portato da un agente di OpenAI contro l’infrastruttura di Hugging Face. Un episodio che ha fatto suonare più di un campanello d’allarme.
Sul fronte politico, l’amministrazione Trump ha introdotto un controllo preventivo di tipo facoltativo. Ma le aziende ora vogliono qualcosa di più diretto, un vero intervento sulla regolamentazione dello sviluppo dei modelli. È la stessa linea suggerita dal numero uno di Anthropic. Nel testo della petizione si legge un passaggio che vale la pena riportare: “L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a creare un futuro decisamente migliore, ma questo risultato non è garantito. Le aziende leader a livello mondiale nel campo dell’AI ritengono di essere vicine all’automazione della ricerca in questo settore. È difficile prevedere con precisione quanto ciò accelererà il progresso dell’AI, ma esiste il rischio concreto che lo sviluppo delle capacità acceleri rapidamente, superando la nostra capacità di comprendere o controllare i sistemi risultanti”.
L’ammissione scomoda sulla competizione
Detta in parole povere, le stesse aziende ammettono di non essere in grado di prevedere e controllare fino in fondo le azioni dei loro modelli. E non solo. Riconoscono apertamente che è proprio la competizione ad aver spinto sull’acceleratore. Ecco un altro estratto del documento: “Per valutare il potenziale dell’AI, industria, governi e società nel suo complesso potrebbero aver bisogno della possibilità di guadagnare tempo per affrontare i rischi emergenti, sviluppare misure di sicurezza e rafforzare la supervisione. Ma ogni azienda e ogni Paese è sottoposto ad un’intensa pressione competitiva per non rallentare unilateralmente tale accelerazione. E oggi il mondo non dispone degli strumenti tecnici e di governance necessari per controllare deliberatamente i progressi su scala globale in settori all’avanguardia”.
Il nodo è tutto lì. Nessuno vuole fermarsi per primo, perché rallentare da soli significa restare indietro rispetto agli altri. Ed è per questo che la richiesta finale guarda in alto, verso il governo. Le aziende chiedono agli Stati Uniti di sostenere un’iniziativa internazionale che porti a costruire quegli strumenti tecnici e di governance necessari per gestire con attenzione i progressi nello sviluppo dell’intelligenza artificiale automatizzata.

