Una nuova campagna di estorsione sessuale sta girando in queste settimane, e a renderla particolarmente insidiosa è il fatto che sfrutti indirizzi email finiti online dopo un enorme data breach. I truffatori dietro a questi messaggi usano dati reali per rendere le minacce più credibili, chiedendo alle vittime un riscatto di EUR 1.759, circa 1850 euro, da versare in Bitcoin.
Il materiale sfruttato arriva da una fuga di dati collegata al gruppo ShinyHunters, noto nel mondo del cybercrimine per le sue attività estorsive. Le email che stanno arrivando nelle caselle di posta affermano di provenire proprio da questo gruppo, sostenendo che degli hacker avrebbero compromesso i dispositivi dei destinatari dopo aver recuperato i loro indirizzi da database aziendali violati. La realtà però sembra un’altra. A inviare i messaggi non sarebbe il gruppo originale, ma qualcuno che ha semplicemente scaricato dati già trapelati in precedenza, usando quegli indirizzi esposti come esca per spaventare le persone.
Come si presentano queste email minatorie
I messaggi arrivano da indirizzi casuali e portano nomi come “ShinyHunters” oppure “Sei stato HACKERATO”, con oggetti del tipo “Informazioni sulla tua sicurezza online”. Il tono è sempre lo stesso, costruito per generare panico. Chi scrive dichiara di aver avuto accesso ai dispositivi della vittima diversi mesi prima e di averne monitorato ogni attività.
Nel testo si legge che gli aggressori avrebbero ottenuto l’accesso al database di Amtrak.com, dove il destinatario avrebbe un account, arrivando così alla sua email. Poi la solita storia dei link aperti con troppa leggerezza, l’installazione di un presunto exploit su telefono e computer, il controllo di microfono, fotocamera, tastiera e dati personali. Gli autori affermano di possedere foto, cronologia di navigazione, conversazioni e lista contatti, e sostengono di aver registrato video imbarazzanti minacciando di diffonderli tra amici, colleghi e familiari. La richiesta è chiara. Inviare EUR 1.759 in Bitcoin a un portafoglio indicato nel messaggio, con la promessa di cancellare tutto immediatamente. Il tempo concesso è di 48 ore dall’apertura della mail, dopodiché, secondo i truffatori, scatterebbe la diffusione del materiale. Tutto falso, ovviamente, ma la pressione psicologica funziona proprio perché il messaggio contiene dati reali della vittima.
Cosa fare se arriva un messaggio del genere
Chi si ritrova un’email di estorsione sessuale nella casella di posta, magari dopo aver scoperto che il proprio indirizzo è finito in una fuga dati, dovrebbe seguire alcune regole di buon senso. La prima è non rispondere mai, perché farlo confermerebbe agli aggressori che dietro quell’indirizzo c’è qualcuno che legge davvero i loro messaggi.
Serve poi mantenere la calma. La fretta è l’arma principale di chi manda questi messaggi, quindi vale la pena prendersi il tempo per ragionare. Un allegato, poi, non costituisce alcuna prova, e va trattato con lo stesso scetticismo del resto della mail. Un consiglio pratico riguarda le password. Se nel testo compare una parola d’ordine che si usa davvero, va cambiata subito, perché significa che è circolata in qualche database violato. Fatto questo, l’ultimo passo è il più liberatorio. Contrassegnare il messaggio come spam, eliminarlo e non pensarci più.


