C’è un’idea che circola da tempo, quasi un mantra tra chi si occupa di ambiente, secondo cui il riciclo e le piccole abitudini verdi servirebbero soltanto a distrarre le persone dalle vere battaglie sul clima. Un nuovo studio condotto in Australia ha voluto mettere alla prova proprio questa convinzione, e i risultati raccontano una storia un po’ diversa da quella che molti si aspettavano. Fare la raccolta differenziata, usare tazze riutilizzabili o mangiare in modo più sostenibile non sembra affatto spegnere l’interesse verso le grandi riforme ambientali.
La ricerca arriva dai ricercatori della UNSW Sydney e della Griffith University, che hanno seguito quasi 2.800 australiani per quattro anni all’interno del National Climate Action Survey. Pubblicato il 23 luglio, il lavoro ha analizzato chi riciclava, prendeva i mezzi pubblici, andava al lavoro in bici o sceglieva una dieta più green. Ebbene, queste persone non erano meno inclini a sostenere le politiche climatiche su larga scala o l’azione collettiva. Anzi.
Le abitudini verdi non spengono l’impegno politico
Il punto centrale è questo. Secondo Omid Ghasemi, autore principale dello studio e ricercatore dell’UNSW Institute for Climate Risk & Response, le azioni climatiche individuali non facilitano né minano l’impegno più ampio. Non è vero, insomma, che uno pensa di aver già fatto la sua parte con il bidone della differenziata e poi si tira indietro sul resto. Non c’è traccia di questo meccanismo nei dati raccolti.
Gli australiani che dichiaravano di adottare più comportamenti ecologici risultavano in generale anche più coinvolti politicamente. Firmavano petizioni, partecipavano a manifestazioni, appoggiavano le riforme. Però, quando i ricercatori hanno seguito le stesse persone dal 2021 al 2024, hanno scoperto che aumentare le proprie abitudini green non rendeva nessuno più o meno attivo l’anno successivo. Come spiega il professor Ben Newell, direttore dell’istituto, lo studio contraddice la versione più radicale dell’idea che il riciclo sia una distrazione, ma allo stesso tempo non conferma nemmeno che le piccole scelte quotidiane portino automaticamente all’attivismo.
Un impegno che cala e cosa significa per le aziende
C’è un altro dato interessante. Tra il 2021 e il 2024 si è registrato un calo modesto nel sostegno alle politiche sul clima e nell’azione collettiva, mentre i comportamenti ambientali personali sono rimasti abbastanza stabili. Ghasemi ipotizza che dietro questo raffreddamento ci sia l’aumento del costo della vita. Quando le pressioni economiche si fanno sentire, resta meno tempo ed energia per impegnarsi in cause che vengono percepite come costose. Ma qualunque sia la ragione, non dipende certo da un maggior impegno nelle azioni individuali.
Le conclusioni interessano da vicino anche le imprese. I programmi che spingono dipendenti o clienti verso abitudini più sostenibili non indeboliscono il supporto verso interventi più profondi. A patto, però, che non vengano presentati come sostituti dei cambiamenti veri all’interno delle organizzazioni. Azione personale e azione sistemica, sottolinea Ghasemi, non sono per forza rivali. Fare di più sul piano individuale non sembra andare a scapito dell’impegno complessivo sul clima.


