Il mercato dei PC arranca ancora e il colpevole principale ha un nome preciso: la crisi delle memorie. Nel secondo trimestre del 2026 le spedizioni globali di computer sono scese del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, un dato che racconta bene quanto pesi sui conti l’aumento costante dei prezzi dei componenti. E in mezzo a questo scenario in affanno, solo due nomi riescono a nuotare controcorrente.
Perché il mercato PC continua a scendere
A frenare tutto è soprattutto la questione DRAM, cioè le memorie che finiscono dentro praticamente ogni computer in circolazione. I prezzi salgono, i produttori si trovano a fare i conti con costi più alti e alla fine il conto arriva sul cartellino del prezzo finale. Risultato, la domanda dei consumatori rallenta. Non è un crollo verticale, ma quel meno 4% racconta di un mercato che fatica a ripartire e che rimane appeso alle oscillazioni del mondo dei semiconduttori.
I dati arrivano dalle rilevazioni di Counterpoint Research sul secondo trimestre del 2026 e il quadro è piuttosto chiaro. La maggior parte dei produttori arretra, chi più chi meno, trascinata verso il basso da una combinazione di costi in crescita e voglia di spendere che tra i consumatori sembra essersi un po’ raffreddata. Comprare un nuovo PC, con questi prezzi, diventa una scelta che molti preferiscono rimandare.
Chi cresce e chi resta indietro
Nel mucchio di segni meno spiccano però due eccezioni interessanti. ASUS e Apple sono gli unici marchi a registrare una crescita in questo trimestre così complicato, e a spingerli in avanti è soprattutto la spinta sull’innovazione hardware. Mentre gli altri faticano a tenere il passo, questi due sono riusciti a proporre qualcosa che ha convinto una fetta di pubblico a mettere mano al portafoglio nonostante il clima poco favorevole.
Il resto del gruppo, invece, arretra. Un andamento che conferma quanto il mercato sia diventato selettivo, con i consumatori disposti a spendere solo quando percepiscono un reale valore aggiunto nel prodotto. Non basta più mettere sul mercato l’ennesimo modello aggiornato, serve una proposta capace di distinguersi, e in un momento in cui i costi delle componenti mordono così tanto, questa differenza pesa parecchio.
La carenza di memorie resta quindi il nodo centrale attorno a cui ruota l’intera partita. Finché i prezzi della DRAM continueranno a salire, il settore dei computer rischia di muoversi a rilento, con le aziende costrette a bilanciare margini, costi e la difficile arte di convincere chi acquista che quel nuovo dispositivo vale davvero la spesa. Per ora il fotografia del secondo trimestre parla chiaro, con quel 4% in meno che pesa come un macigno su un comparto ancora in cerca di slancio.


