Le stelle fantasma scoperte a poco meno di 65 anni luce dalla Terra hanno confermato una cosa che gli astronomi sospettavano da tempo. Anche il nostro cortile cosmico, quello che dovremmo conoscere meglio, riesce a tenere ben nascosti alcuni dei suoi abitanti più discreti. Un gruppo internazionale di ricercatori, sfruttando le capacità del telescopio spaziale Hubble, è riuscito a individuare quattro nane bianche che fino a oggi erano sfuggite a ogni tentativo di osservazione.
Quattro oggetti che si trovano relativamente vicini, almeno secondo le distanze siderali con cui ragionano gli astronomi. Meno di sessantacinque anni luce, in fondo, è pochissimo se si pensa alle dimensioni della Via Lattea. Eppure erano lì, invisibili, mescolate al resto del cielo senza dare troppo nell’occhio.
Perché queste nane bianche erano così difficili da vedere
Il motivo per cui queste nane bianche sono rimaste così a lungo fuori dai radar ha a che fare con la compagnia che si portano dietro. Ognuna di loro orbita infatti insieme a una nana rossa, e questo cambia parecchio le carte in tavola. Le nane rosse sono stelle più grandi e luminose rispetto alle piccole e fioche nane bianche, così la loro luce finisce per coprire quasi del tutto quella del compagno più debole.
È un po’ come cercare di scorgere la fiamma di una candela accanto a un faro acceso. La luce dominante prende il sopravvento e nasconde tutto il resto. Ecco spiegato il perché di quel soprannome, stelle fantasma, che descrive bene la loro natura sfuggente. Presenze che ci sono ma che sembrano non esserci, capaci di ingannare gli strumenti fino a quando qualcuno non guarda con la giusta attenzione.
Le nane bianche, del resto, rappresentano una fase molto particolare nella vita delle stelle. Sono ciò che resta quando una stella simile al nostro Sole esaurisce il proprio combustibile e collassa su se stessa, lasciando dietro di sé un nucleo densissimo e ancora caldo. Studiarle da vicino significa capire meglio come funziona il destino della maggior parte delle stelle nella galassia, compreso quello che attende il Sole tra qualche miliardo di anni.
Il ruolo di Hubble in questa caccia cosmica
Il merito della scoperta va in buona parte alla precisione del telescopio Hubble, che ancora una volta ha dimostrato di avere le carte in regola per riservare sorprese anche dopo tanti anni di attività. Riuscire a separare la debole traccia luminosa di una nana bianca da quella ben più vistosa della sua compagna richiede una sensibilità straordinaria, e non tutti gli strumenti a disposizione degli astronomi possono permettersi un lavoro tanto fine.
Individuare oggetti così poco appariscenti a distanze relativamente contenute apre le porte a nuove domande. Se quattro nane bianche sono riuscite a nascondersi così a lungo così vicino a noi, viene naturale chiedersi quante altre stelle fantasma possano ancora popolare le zone che credevamo di aver già setacciato per bene. La mappa del nostro vicinato stellare, insomma, potrebbe essere meno completa di quanto si pensasse.
Questa scoperta si inserisce in un filone di ricerca che punta a completare il censimento delle stelle vicine, un lavoro fondamentale per avere un quadro affidabile della popolazione stellare intorno al sistema solare. Ogni oggetto che emerge dal buio aggiunge un tassello, e le quattro nane bianche appena scovate ne sono la prova più recente.


