La causa tra Google e SerpApi si è chiusa con una battuta d’arresto per il colosso di Mountain View. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha respinto la denuncia che l’azienda aveva presentato contro la società texana, sostenendo che non erano state portate prove sufficienti a dimostrare una violazione del Digital Millenium Copyright Act. La porta però non è del tutto chiusa: Google avrà 21 giorni di tempo per presentare una versione rivista del documento.
Perché lo scraping delle pagine pubbliche non viola il copyright
Il cuore della questione ruota attorno a un servizio che negli ultimi tempi ha fatto parecchio discutere. SerpApi mette a disposizione una serie di API a pagamento che permettono di raccogliere in automatico i contenuti da diversi servizi online, Google Search compreso. Tra i suoi clienti figurano nomi di peso come NVIDIA, Adobe, Samsung, Uber e Perplexity. E proprio quest’ultima è finita nel mirino di Reddit, accusata di raccogliere dati dalle SERP di Google appoggiandosi agli strumenti dell’azienda texana.
Secondo Google, questo meccanismo consente di prelevare milioni di contenuti protetti dal diritto d’autore, senza chiedere il permesso e senza riconoscere alcun compenso. Il tutto aggirando SearchGuard, la tecnologia pensata per bloccare l’accesso alle pagine dei risultati, simulando richieste che sembrano arrivare da persone in carne e ossa.
La replica di SerpApi è arrivata a fine febbraio 2026, con una mozione che chiedeva di archiviare tutto. Il ragionamento era piuttosto lineare: Google non è il titolare dei diritti d’autore sui contenuti che compaiono nelle ricerche, quindi non può impedire a nessuno di accedere a materiale pubblico. E soprattutto, SearchGuard non serve a tutelare editori e creatori, ma soltanto a difendere gli incassi che arrivano dalle inserzioni pubblicitarie.
La decisione della giudice e la posizione di SerpApi
Su questo punto la giudice ha dato ragione all’azienda texana. I risultati delle ricerche sono accessibili a chiunque e non rientrano tra le opere tutelate dalla legge sul diritto d’autore. Detto in parole povere, Google non può usare il DMCA come arma per fermare lo scraping di pagine che non sono coperte da copyright, semplicemente perché quei contenuti non le appartengono.
La possibilità di tornare alla carica resta, ma con un vincolo preciso. Se vorrà ripresentare la denuncia entro i 21 giorni concessi, Google dovrà dimostrare di aver ottenuto dai reali titolari del copyright l’autorizzazione a proteggere i loro contenuti tramite SearchGuard. Dall’azienda di Mountain View, per il momento, nessun commento.
Chi invece ha voluto dire la sua è Julien Khaleghy, amministratore delegato di SerpApi, che non ha nascosto la soddisfazione. Secondo le sue parole, il tribunale ha respinto il tentativo di Google di allargare la portata del DMCA per controllare l’accesso alle pagine pubbliche. Un principio, ha spiegato, che tocca le fondamenta stesse di Internet: l’accesso aperto alle informazioni utilizzabili è essenziale per spingere l’innovazione e permettere a tutti di sfruttare le potenzialità dei dati. E ha aggiunto che SerpApi continuerà a supportare sviluppatori, aziende di intelligenza artificiale, ricercatori e imprese che contano sull’accesso alle informazioni di ricerca pubbliche.


