Sul fondale del Tirreno settentrionale sono stati scoperti dodici enormi crateri mai mappati prima, e la loro presenza potrebbe rappresentare un problema concreto per le infrastrutture di internet che passano proprio da quelle acque. Si tratta di voragini grandi quanto stadi, che si aprono a poche centinaia di metri dalla costa toscana, lì dove nessuno finora aveva pensato di cercare qualcosa del genere.
A guidare il lavoro è stato Daniele Spatola, ricercatore alla Sapienza Università di Roma e primo autore dello studio. Insieme al suo team ha individuato dodici cosiddetti mega-pockmark, ovvero grandi depressioni che si formano sul fondo marino, disposti lungo i fianchi dei monti sottomarini Etruschi e Cialdi. Non stiamo parlando di piccoli avvallamenti, ma di strutture di dimensioni notevoli, mai osservate prima in quella zona del mar Tirreno.
Perché queste voragini preoccupano chi si occupa di connessioni
La ricerca, pubblicata sulla rivista Geomorphology, non ha soltanto un valore scientifico legato alla comprensione dei fondali. C’è un aspetto più pratico che riguarda tutti, ed è il motivo per cui la notizia ha attirato tanta attenzione. Quelle acque non sono vuote. Sotto la superficie corrono cavi e collegamenti che rendono possibile la navigazione online quotidiana, e la scoperta di simili formazioni proprio in prossimità della costa apre interrogativi sulla stabilità del terreno che le ospita.
I monti sottomarini Etruschi e Cialdi diventano così protagonisti di uno studio che unisce geologia e tecnologia in modo inaspettato. Mappare queste depressioni serve a capire meglio come si comporta il fondale, quali processi le hanno generate e, soprattutto, quanto possano influire sulle strutture che l’uomo ha posato in quell’area nel corso degli anni.
Il fatto che si trovino a poche centinaia di metri dalla costa toscana rende tutto più delicato. Non parliamo di zone remote in mezzo all’oceano, ma di un tratto di mare vicino a luoghi frequentati e abitati. Ecco perché il lavoro coordinato dalla Sapienza Università di Roma assume un peso particolare, offrendo una fotografia dettagliata di qualcosa che era rimasto invisibile fino a oggi.


