C’è un piano preciso dietro le mosse recenti di SpaceX, e non è esattamente quello che sembra a prima vista. L’azienda di Elon Musk vuole entrare nel mercato della telefonia mobile tradizionale, ma davanti si trova un muro costruito da tre colossi. AT&T, T-Mobile e Verizon stanno usando ogni arma a disposizione per tenere fuori il nuovo arrivato. Vanno dal rifiuto secco di accordi come Mobile Virtual Network Operator, i cosiddetti MVNO, fino alla creazione di alleanze satellitari pensate proprio per sostenere la concorrenza contro il gruppo di Musk.
La società spaziale, però, non gioca allo sbaraglio. Sta muovendo le pedine con calma, preparando il terreno per costringere gli operatori storici ad accettare le sue condizioni. E la strategia, secondo gli analisti che la osservano da mesi, ha una logica molto più sottile di quanto appaia.
Le prime voci su un possibile ingresso di SpaceX nel settore wireless sono spuntate verso la fine del 2025, quando l’azienda ha depositato il marchio “Starlink Mobile”. Da lì in avanti si è iniziato a parlare di una rete cellulare terrestre tutta sua, appoggiata a una quantità modesta di spettro radio. Nel frattempo qualcuno ipotizzava anche l’acquisto di un operatore già esistente o un accordo con altre aziende.
SpaceX: perché lo spettro non basta per costruire una rete
Capire cosa voglia fare davvero Starlink non è semplice. L’azienda ha dichiarato di aver comprato lo spettro di EchoStar per il suo servizio di nuova generazione direct-to-device, ovvero il collegamento diretto tra satellite e telefono. Ma gli analisti di MoffettNathanson non ci credono fino in fondo. Gran parte di quelle frequenze copre zone metropolitane, il che sarebbe uno spreco enorme se l’obiettivo fosse solo portare segnale nelle aree rurali senza copertura.
Il punto è che quelle frequenze non bastano a costruire una rete nazionale, che tra l’altro sarebbe un investimento costosissimo. SpaceX potrebbe partecipare all’asta della banda C superiore, ma non riuscirà ad accaparrarsi tutto. E comunque quella porzione di spettro non vale granché, per via dei limiti nella propagazione del segnale. Senza contare che le licenze non saranno utilizzabili prima di dicembre 2030.
Comprare direttamente uno dei tre grandi operatori attirerebbe l’attenzione delle autorità di controllo e potrebbe danneggiare la valutazione dell’azienda. Insomma, ogni strada sembra bloccata. Come hanno scritto gli analisti nel luglio 2026, non esiste una porta sul retro per arrivare all’MVNO.
Lo spettro come merce di scambio
La lettura più credibile è un’altra. SpaceX starebbe accumulando frequenze non per usarle davvero, ma per trasformarle in una carta da giocare al tavolo delle trattative. L’idea sarebbe mettere insieme un pacchetto di beni scambiabili da usare per strappare un accordo MVNO. Un percorso già battuto in passato da Comcast e Charter, che hanno affittato capacità di rete proprio da Verizon.
C’è però un dettaglio che rafforza questa ipotesi. Nella recente asta AWS-3 l’azienda di Musk è rimasta quasi a guardare, mentre T-Mobile e Verizon ne sono usciti come vincitori. Segno che raccogliere licenze non è una priorità assoluta, e che l’obiettivo vero non è costruire una rete propria ma avere leva contrattuale.
Nel frattempo il peso dei tre operatori sui consumatori resta forte. Tutti e tre hanno alzato i prezzi quest’anno, e sono finiti sotto accusa per aver favorito i propri marchi prepagati a scapito degli operatori indipendenti. Anche solo la prospettiva di un ingresso di SpaceX nel wireless potrebbe mettere pressione a un mercato dove per ora comandano solo in tre.


