TIM Priority è l’ultima novità in casa dell’operatore, un’opzione a pagamento presentata ieri che promette quella che l’azienda stessa definisce una corsia preferenziale per navigare in internet. Il lancio parte subito per chi ha una linea fissa, mentre da ottobre arriverà anche sulla rete mobile 5G. Un servizio in più che, va detto subito, difficilmente passerà inosservato e che con ogni probabilità farà discutere parecchio.
Cosa offre TIM Priority e come funziona WiFi Priority
Per le linee fisse il servizio si chiama WiFi Priority ed è già attivabile. Il costo è di 5 euro al mese, da aggiungere a quelli del contratto base, con una spesa iniziale di 10 euro. In questi primi giorni c’è comunque una promozione in corso. La disdetta si può chiedere quando si vuole, senza penali di alcun tipo. C’è però un dettaglio non da poco: il servizio è riservato in esclusiva alle utenze FTTH, FTTC e FTTE su rete Fibercop. Restano quindi fuori tutti quelli che si trovano nelle cosiddette aree bianche, grigie e nere.
E allora, cosa ci si porta a casa con questi 5 euro al mese? Il vantaggio principale sta in un instradamento del traffico più efficiente e in una prioritizzazione del traffico in downstream, con effetti positivi su latenza e jitter. Attenzione però, non si parla necessariamente di una connessione più veloce, o almeno non solo. Il punto è un altro: i pacchetti di dati non rischiano di arrivare o partire in ritardo, soprattutto nei momenti in cui la rete è più carica. C’è poi la questione assistenza. Qui TIM è chiara: chi attiva WiFi Priority, chiamando il 187, avrà tempi di attesa più corti prima di parlare con un operatore.
E gli altri clienti restano indietro?
Questo è il nodo vero, quello difficile da sciogliere. Da un lato l’operatore garantisce priorità a chi decide di aprire il portafoglio e pagare un extra. Dall’altro, lascia intendere in modo neanche troppo velato che chi non lo fa si accontenterà di un servizio qualitativamente inferiore. A meno che il debutto di TIM Priority non sia legato a un potenziamento dell’infrastruttura tale da non peggiorare le prestazioni per tutti gli altri, o a un rafforzamento del servizio clienti. Ma se così fosse, probabilmente se ne sarebbe già parlato.
Ne sapremo di più con i dati alla mano, quando sarà possibile un confronto diretto tra chi ha la priorità e chi no. Il paragone che viene in mente è quello dei gate in aeroporto, con una differenza però: lì poi l’aereo parte per tutti nello stesso momento. La disparità dovrebbe farsi sentire soprattutto nei momenti di sovraccarico, che per ammissione della stessa TIM diventeranno sempre più frequenti. Colpa delle applicazioni di intelligenza artificiale che richiedono uno scambio continuo di enormi quantità di dati, dello streaming in alta definizione, del cloud gaming e così via.
I numeri parlano chiaro. In Italia, negli ultimi anni, il traffico dati è cresciuto di oltre il 280% sulle reti mobili e di oltre il 130% su quelle fisse. Un’impennata che mette sotto pressione le infrastrutture. Del resto internet lo abbiamo già visto traballare ai tempi della pandemia, quando chiusi in casa ci siamo riversati tutti insieme sulle piattaforme mettendo a dura prova le reti. E oggi ci sono anche nuove minacce, legate a doppio filo allo scenario geopolitico internazionale. Creare un mondo online a due velocità potrebbe non rivelarsi la scelta più lungimirante.


