Peluche smart con intelligenza artificiale che fanno le fusa, imparano le abitudini dei bambini e promettono compagnia senza troppi impegni. È uno dei trend tecnologici più curiosi degli ultimi tempi, un fenomeno che parte soprattutto dall’Asia e che ormai muove un giro d’affari enorme, oltre 25 miliardi di dollari a livello globale. Dietro le fattezze morbide e rassicuranti, però, si nascondono questioni di privacy che iniziano a far discutere parecchio.
Il concetto di base è semplice. Questi giocattoli riproducono nell’aspetto i veri animali domestici e offrono una sorta di supporto emotivo, senza le rogne di dover portare fuori un cane o cambiare la lettiera a un gatto. Il mercato è particolarmente vivace in Oriente, da dove arriva la maggioranza di queste novità, e la tecnologia che ci sta dentro è tutt’altro che banale.
iMoochi, il pet robot che impara dai bambini
L’ultimo prodotto di successo della categoria si chiama iMoochi e per ora viene venduto soltanto in Cina. È peloso, fa le fusa e imita il comportamento di un animale domestico vero. La particolarità sta nel modello di intelligenza artificiale che porta a bordo, capace di “conoscere” giorno dopo giorno il bambino con cui interagisce, imparando i suoi ritmi e le sue abitudini. Un dettaglio non da poco, considerando che si tratta del primo pet robot firmato Zte, l’azienda dietro il marchio Nubia con cui il prodotto viene commercializzato.
L’idea, insomma, è quella di un compagno che cresce insieme al piccolo, adattandosi al suo modo di fare. Sulla carta suona affascinante. Nella pratica, come spesso accade quando ci mettiamo di mezzo sensori e connessioni, qualche punto interrogativo resta aperto.
Sensori, microfoni e il nodo della sicurezza
Qui la faccenda si fa interessante. iMoochi non monta fotocamere, e questo è già un punto a suo favore. Ha però una serie di sensori frontali e sul dorso, pensati per riconoscere le carezze, e soprattutto dei microfoni. Ed è proprio questo aspetto a renderlo un giocattolo un po’ borderline sul fronte della sicurezza.
Il motivo è abbastanza intuitivo. Grazie alla connettività Wi-Fi e 4G, il dispositivo può inviare e ricevere dati verso l’esterno. Non è affatto fantascientifico immaginare che un hacker possa infilarsi in quel flusso di informazioni, con tutte le conseguenze del caso quando dall’altra parte c’è un bambino che parla, gioca e si confida con il suo peluche. Un microfono sempre in ascolto, collegato alla rete, è esattamente il tipo di componente che fa alzare le sopracciglia agli esperti di privacy.
Il tema non riguarda solo iMoochi, ovviamente. È l’intera categoria dei peluche intelligenti a sollevare interrogativi di natura etica, dal trattamento dei dati raccolti fino al rapporto emotivo che questi oggetti costruiscono con i più piccoli. Da un lato c’è la promessa di una compagnia sempre disponibile e senza fatica, dall’altro ci sono microfoni, sensori e algoritmi che raccolgono informazioni su chi li usa.


