I gusci delle capesante potrebbero presto finire sotto le ruote delle auto, e non per un incidente di percorso. In Normandia, nel nord della Francia, è partito un progetto pilota che punta a sfruttare questi scarti come materiale portante nella costruzione delle strade, andando a sostituire in parte il cemento. L’obiettivo è chiaro, rendere l’edilizia stradale un po’ più verde usando una risorsa che dalle parti dell’oceano non manca di certo, ovvero le conchiglie.
Idee bizzarre ne circolano tante, ma questa ha una logica dietro che merita di essere raccontata. Perché la parte interessante non sta tanto nell’immaginare un asfalto fatto di frutti di mare, quanto nel modo in cui la chimica di questi gusci si sposa con quella dei materiali da costruzione tradizionali.
Una base chimica che torna comoda
Il segreto sta tutto nella composizione delle conchiglie di Coquille Saint-Jacques, formate da carbonato di calcio puro. E qui viene il bello, perché il carbonato di calcio è già un componente essenziale del cemento normale. Usarlo direttamente dalle conchiglie permette quindi di ridurre la quantità di legante chimico necessario per tirare su una strada.
La miscela sperimentale mette insieme polvere di conchiglie, terra e una parte di cemento. Al momento viene stesa come strato di sottofondo, quello che sta sotto la copertura finale in asfalto, su una strada dipartimentale nei pressi di Potigny. Niente di appariscente a vedersi, ma è proprio lì che si gioca la partita della tenuta.
Precisione da laboratorio
Il processo di lavorazione non lascia spazio all’improvvisazione. Le conchiglie vengono raccolte nel porto di Port-en-Bessin-Huppain e spedite allo stabilimento Kélifos, nel nord della Francia, dove vengono pulite e macinate. Il risultato è una polvere con una granulometria di circa 30 micron, ossia 0,03 millimetri, più fine del talco.
Questa finezza estrema non è un dettaglio da poco. Serve a far sì che il materiale si mischi in modo omogeneo con gli altri componenti della strada, senza creare grumi o punti deboli. Insomma, un lavoro di precisione millimetrica, anzi micrometrica.
Uno scarto che diventa risorsa
Qui entra in gioco il concetto di economia circolare, e i numeri parlano da soli. In Francia si consumano ogni anno circa 150.000 tonnellate di capesante. Fino a poco tempo fa i gusci finivano dritti in discarica, considerati semplice spazzatura da smaltire. Adesso circa 2.000 tonnellate all’anno vengono recuperate e trasformate per usi costruttivi, con risultati già positivi misurati in alcune pavimentazioni realizzate a Wimereux.
Il test sulla strada di Potigny durerà tre anni. In questo arco di tempo verranno tenute d’occhio la tenuta del materiale, la resistenza al traffico e la reazione agli agenti atmosferici, dal gelo alla pioggia. Se i risultati confermeranno la durata nel tempo e la sostenibilità economica del progetto, la cosiddetta strada alle capesante potrebbe diventare un nuovo standard per la mobilità green europea.


