Quando si parla del rapporto tra Pedro Almodóvar e Carmen Maura, c’è una frase che ancora oggi pesa più di tante altre. Nel 1989, tornato in Spagna dopo aver perso l’Oscar, il regista ammise senza troppi giri di parole di avere problemi con quella che era stata la sua musa. Parole nette. Parole che chiudevano, almeno per il momento, un capitolo importante della sua vita professionale e personale.
Sarebbero passati altri dieci anni prima che Almodóvar entrasse nel gruppo ristretto di registi spagnoli capaci di portarsi a casa una statuetta. Ma la prima volta che mise piede all’evento di Hollywood per eccellenza lo fece già da candidato, con un film che lo consacrò a livello internazionale come uno dei nomi più promettenti del cinema iberico. Quel film è Donne sull’orlo di una crisi di nervi, uscito nel 1988, una delle pellicole più belle e importanti della sua carriera.
Fu proprio quel titolo, tra l’altro, ad aprire le porte di Hollywood a un giovanissimo Antonio Banderas, che sognava a occhi aperti l’America. La settima opera nella filmografia del regista venne candidata nella categoria miglior film in lingua straniera, insieme a Pelle alla conquista del mondo per la Danimarca, Hanussen per l’Ungheria, Il maestro di musica per il Belgio e Salaam Bombay per l’India. Era la quattordicesima candidatura per un film spagnolo in quella categoria.
Una sconfitta accettata, ma senza pietà
Almodóvar quella volta non seguì le orme di Volver a empezar del 1982, firmato José Luis Garci, fino ad allora l’unico vincitore spagnolo. A trionfare fu Pelle alla conquista del mondo, e il cineasta tornò a casa a mani vuote. Con lo status ormai solidissimo, questo sì. La candidatura successiva arrivò nel 1999 con Tutto su mia madre, e quella volta la statuetta finì davvero nelle sue mani.
Al rientro in Spagna il regista ammise di essere rimasto un po’ amareggiato, ma mise subito le cose in chiaro. Non voleva condoglianze. “Fa parte del gioco e bisogna accettarlo. Non voglio che mi facciano le condoglianze. Non mi sento un perdente. L’importante è essere arrivato fin qui”. Sul film vincitore si limitò a definirlo “notevole”, aggiungendo di essere certo che non avesse vinto per molti voti e che gli sarebbe piaciuto sapere quanti ne avesse ottenuti ciascuno.
Ed è in quelle stesse dichiarazioni che affrontò finalmente il tema che faceva discutere da tempo, la rottura con Carmen Maura. “Ho problemi, che vengono da lontano, con Carmen. Pensavo si potessero risolvere, ma non è andata così. Però adesso non posso spiegarlo”. Alla domanda se fosse una rottura definitiva con quella che era stata la sua musa, rispose che “definitiva è solo la morte” e che lui non credeva nella reincarnazione.
Un set difficile e una riconciliazione mai completata
Dopo anni di distanza, Carmen Maura tornò a lavorare con lui nel 2006 per Volver, anche se quella sarebbe stata l’ultima volta e il rapporto non si aggiustò mai del tutto. Entrambi hanno riconosciuto negli anni che le riprese di quel film del 1988 furono molto complicate e che non riuscirono più a intendersi come sui set precedenti. Fu proprio questo a separarli.
“È una lavorazione che non mi piace ricordare molto, perché è l’unica volta in cui ho pensato di smettere di fare l’attrice”, ha raccontato l’attrice. Secondo il suo racconto, il regista arrivava a dirle alle otto del mattino, davanti a tutta la troupe, che se avesse continuato così avrebbe rovinato il film, o che era falsa. Dopo la prima proiezione, aggiunge, le disse che era al 50 per cento di ciò che dovrebbe essere una buona attrice. Un film verso cui ha nutrito rancore a lungo, fino al giorno in cui lo rivide e capì che andava bene.
La versione di Almodóvar, sempre nello stesso servizio, è di segno opposto. “Carmen pensa che a me non piaccia in Donne sull’orlo di una crisi di nervi. E invece mi piace tantissimo. Come attrice è assolutamente perfetta, non le si può chiedere nulla di più”.


