La sabbia del Sahara che risale verso il continente europeo non è più un fenomeno occasionale, di quelli che ogni tanto lasciano le auto ricoperte da un velo rossastro e i cieli sfumati di arancione. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature mette nero su bianco una tendenza che preoccupa parecchio gli esperti: la polvere sahariana sta arrivando in Europa con una frequenza sempre maggiore, e con essa crescono i possibili rischi per la salute, soprattutto in chi vive nei Paesi affacciati sul Mediterraneo.
Un paradosso ambientale che fa riflettere
Il punto interessante, e per certi versi spiazzante, è che l’Europa negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante sul fronte dell’inquinamento. Meno emissioni dal traffico, controlli più severi sull’industria, una generale attenzione verso l’aria che si respira nelle città. Insomma, sotto molti aspetti la situazione è migliorata rispetto a qualche anno fa. Solo che, mentre da una parte si tappava una falla, dall’altra se ne apriva una nuova.
Ed è proprio qui che entra in gioco il deserto del Sahara. Le grandi masse d’aria che partono dal Nord Africa trasportano enormi quantità di particelle finissime, capaci di attraversare il Mediterraneo e di depositarsi ben oltre le coste meridionali del continente. Non parliamo solo di Italia, Spagna o Grecia. La polvere, quando le condizioni atmosferiche lo permettono, riesce a spingersi molto più a nord di quanto si potrebbe immaginare.
Perché la salute è al centro delle preoccupazioni
Il tema non è soltanto estetico o legato al fastidio di ritrovare le superfici sporche dopo una giornata di vento carico di sabbia. Il vero nodo riguarda ciò che queste particelle possono provocare quando vengono respirate. Le polveri sottili, quelle di dimensioni ridottissime, penetrano in profondità nell’apparato respiratorio e finiscono per rappresentare un problema concreto, in particolare per le persone più fragili. Gli scienziati che hanno lavorato allo studio pubblicato su Nature puntano il dito proprio su questo aspetto. Se da un lato si è riusciti a contenere l’inquinamento di origine umana, dall’altro la componente naturale legata alla sabbia del Sahara rischia di vanificare parte dei benefici ottenuti. È un po’ come pulire una stanza e accorgersi che dalla finestra continua a entrare polvere.
I Paesi mediterranei si trovano in prima linea, per una semplice questione geografica. Sono i primi a incassare l’arrivo di queste masse d’aria e, di conseguenza, i primi a doverne gestire le ricadute sulla qualità dell’aria e sulla salute pubblica. Non è un caso che l’attenzione degli esperti si concentri soprattutto su questa fascia del continente.


