C’è un western che ha ribaltato completamente l’idea che tutti avevano di John Wayne, l’attore che per decenni ha incarnato l’eroe buono, quello sempre dalla parte della giustizia. Parliamo di Sentieri selvaggi, il film che gli ha permesso di regalare quella che molti considerano la migliore interpretazione della sua carriera. Un ruolo dove Wayne abbandona l’immagine da paladino e diventa qualcosa di ben più oscuro, duro, quasi disturbante.
La pellicola porta la firma di John Ford, uscì al cinema il 16 giugno 1961 e dura due ore esatte. Fu l’ennesima collaborazione tra l’attore e il regista, un sodalizio che ha fatto la storia di Hollywood. Dopo aver lavorato insieme su tanti titoli, Ford scelse di affidare al suo interprete preferito un personaggio lontanissimo dall’eroe classico a cui il pubblico era abituato.
Ethan Edwards, un antieroe che inquieta
Il personaggio si chiama Ethan Edwards, un reduce confederato segnato dalla sconfitta, dalla violenza e da un passato pieno di ombre. Niente a che vedere con i ruoli visti in film come Un dollaro d’onore. Ethan è un uomo che non riesce a trovare il proprio posto nel mondo. Alle spalle ha furti di bestiame, conflitti familiari e un rapporto ambiguo con la cognata che alimenta il suo isolamento. Divorato dal rancore e dalla perdita, vive ossessionato dalla vendetta, una spinta che lo rende un protagonista tanto affascinante quanto inquietante.
Il film spinge ancora più in là, presentando Ethan come una figura moralmente disturbante. Il suo odio profondo verso i popoli nativi condiziona ogni sua decisione e tocca il punto più estremo quando parte alla ricerca della nipote, rapita anni prima e cresciuta all’interno di una tribù comanche. Con il procedere della storia lo spettatore scopre che il protagonista oscilla di continuo tra il salvarla e il ucciderla, un’ambiguità che tiene alta la tensione fino a un finale indimenticabile.
Nel cast, accanto a Wayne, ci sono Natalie Wood e Jeffrey Hunter.
L’interpretazione lasciò un segno indelebile su John Wayne. L’attore rimase così legato al personaggio che, anni dopo, decise di dare a uno dei suoi figli il secondo nome Ethan, chiamandolo John Ethan Morrison. Un dettaglio che dice molto su quanto quel ruolo abbia significato per lui, ben oltre la semplice recitazione.