Un satellite specchio pensato per rimandare la luce del Sole verso la Terra ha appena ottenuto il via libera della FCC, la Federal Communications Commission statunitense, e la notizia ha subito acceso gli animi tra gli astronomi. Non si tratta di un progetto qualsiasi, perché quel primo esemplare è soltanto l’inizio di una costellazione che, sulla carta, potrebbe arrivare a numeri difficili anche solo da immaginare. E qui nasce il problema.
Cosa prevede il progetto di Reflect Orbital
La società dietro l’idea si chiama Reflect Orbital e ha ricevuto l’autorizzazione per mettere in orbita un satellite dimostrativo battezzato Eärendil-1. Il lancio è atteso nei prossimi mesi, e da lì partirebbe una fase di test per capire quanto davvero funziona questa tecnologia. Il concetto di base è semplice da spiegare anche a chi non mastica di ingegneria spaziale. Un enorme specchio in orbita riflette la luce solare e la reindirizza verso una zona precisa della superficie terrestre, illuminandola anche quando il Sole è già tramontato.
Il punto è che Eärendil-1 non resterebbe un caso isolato. Rappresenta il primo tassello di una costellazione che, secondo i piani, potrebbe crescere fino a 50.000 esemplari. Un numero che fa venire i brividi a chi lavora con i telescopi, perché ogni oggetto luminoso che attraversa il cielo diventa un potenziale disturbo per le osservazioni.
Perché gli astronomi protestano
L’approvazione della FCC è arrivata nonostante un’opposizione quasi compatta da parte della comunità astronomica. Il timore principale ruota attorno alla luce artificiale notturna, quella che questi satelliti finirebbero per proiettare sul nostro pianeta. Per chi studia le stelle è un incubo, perché la luce parassita rende molto più difficile catturare i segnali deboli provenienti dallo spazio profondo.
Non è solo una questione da laboratorio. Gli specchi orbitali potrebbero infatti creare bagliori improvvisi capaci di disturbare chi si trova a terra, con il rischio concreto di accecare gli automobilisti durante la guida notturna. Un lampo luminoso inaspettato, in un momento sbagliato, può trasformarsi in un pericolo reale sulle strade.
C’è poi il tema più ampio del cielo notturno, un patrimonio che rischia di essere compromesso in modo silenzioso ma progressivo. Più satelliti riflettenti ci sono lassù, più aumenta l’inquinamento luminoso, quello che già oggi impedisce a milioni di persone di vedere le stelle come si vedevano una volta. E con decine di migliaia di specchi in orbita, la situazione potrebbe peggiorare in fretta.
La decisione della FCC apre di fatto la strada a una tecnologia che divide, tra chi la vede come una soluzione ingegnosa per portare luce dove serve e chi invece teme conseguenze difficili da controllare. Il primo test con Eärendil-1 servirà proprio a mettere alla prova promesse e criticità di un’idea che, fino a poco tempo fa, sembrava uscita da un film di fantascienza.