Tesla ha detto una cosa che, se andrà davvero in porto, potrebbe cambiare la vita a un sacco di persone: sta costruendo un robotaxi accessibile in sedia a rotelle. Al momento negli Stati Uniti nessun operatore di taxi a guida autonoma offre un servizio completamente senza conducente e accessibile su tutta la flotta. Nemmeno uno. Durante un’udienza al City Council di Washington, DC, nel luglio 2026, la consulente senior per le politiche di Tesla, India Herdman, ha spiegato ai legislatori che l’azienda sta sviluppando un veicolo autonomo pensato apposta per chi usa la sedia a rotelle, e lo sta facendo alla Gigafactory Texas. Una promessa che sta a metà tra il “finalmente” e il “vediamo se è vero”.
Cosa ha detto davvero Tesla e cosa invece ha taciuto
Il punto è che, oltre alla dichiarazione, non c’è quasi nulla. Herdman lo ha definito un prodotto attivo in costruzione in Texas. E questo è tutto il menu. Niente rendering, niente specifiche tecniche, nessuna data di lancio. Tesla, tra l’altro, non ha risposto alle richieste della stampa. Storicamente l’azienda impiega diversi anni dall’annuncio alla produzione vera e propria, e non ci sono motivi per pensare che stavolta la strada sarà più corta.
Quello che invece è confermato riguarda soprattutto le differenze con il Cybercab. Il nuovo veicolo accessibile sarà separato dal Cybercab a due posti, che non offre un vero accomodamento per la sedia a rotelle. Il Cybercab ha comunque sedili all’altezza giusta, comandi in Braille e portiere ad ali di farfalla per facilitare il trasferimento, ma chi sale deve lasciare la propria sedia. L’app Robotaxi di Tesla, intanto, ha già una sezione dedicata all’accessibilità che indirizza gli utenti verso fornitori terzi con mezzi accessibili, in attesa che arrivi la soluzione interna. Elon Musk ha confermato pubblicamente queste ambizioni rispondendo “Assolutamente” a un post di un investitore sui trasporti accessibili. Nessuno dei progetti pilota attuali di robotaxi in Texas e Florida usa però veicoli accessibili in sedia a rotelle. “Siamo in fase di sviluppo di un veicolo autonomo pensato appositamente e accessibile in sedia a rotelle.” Sono le parole di India Herdman all’udienza di Washington.
Nemmeno gli altri ci sono riusciti
La verità è che tutti i grandi concorrenti nel campo dei robotaxi stanno arrancando sullo stesso problema. Il responsabile delle politiche di Waymo, Matt Walsh, ha raccontato agli stessi consiglieri di Washington che la sua azienda non è “riuscita a individuare una piattaforma completamente accessibile in sedia a rotelle che al tempo stesso soddisfi le specifiche uniche per equipaggiarla con la nostra tecnologia”. May Mobility offre corse accessibili, ma serve un operatore umano che sistemi le rampe. Cruise aveva costruito un prototipo accessibile nel 2023, poi ha sospeso tutto dopo un incidente con un pedone, una vicenda che alla fine ha spinto GM a togliere completamente i fondi. Un esempio di quanto in fretta possano sgretolarsi certe ambizioni sulla guida autonoma.
E la pressione legale continua a crescere. Il Dipartimento di Giustizia ha fatto causa a Uber nel 2025 per le carenze negli accomodamenti per le persone con disabilità. Le regole dell’ADA impongono ai fornitori di trasporto modifiche ragionevoli, e le città che stanno scrivendo le leggi sui robotaxi, Washington compresa, legano sempre più spesso i permessi operativi ai requisiti di accessibilità. Per chi usa la sedia a rotelle non è una questione di funzioni in più su un prodotto. È capire se la mobilità autonoma verrà pensata attorno a queste persone fin dall’inizio, oppure se le lascerà indietro come ha fatto ogni precedente ondata di innovazione nel ride hailing. “Stiamo cercando quel veicolo.” Così Matt Walsh di Waymo, sempre nella stessa udienza di luglio 2026.
Il divario tra un “prodotto attivo in costruzione” e un mezzo vero che porta in giro passeggeri seduti nella loro sedia a rotelle resta enorme. Se Tesla riuscisse a colmarlo, cambierebbe davvero la quotidianità di chi oggi organizza la propria vita attorno all’incertezza del trasporto assistito. Ma una dichiarazione fatta a un’udienza regolatoria, senza un design, senza tempistiche e senza risposte alla stampa, è una cambiale, non un prodotto. “Attivo” deve voler dire qualcosa di più che semplicemente annunciato.