Square Enix ha deciso di abbassare la saracinesca su una delle sue divisioni storiche, quella che per anni ha portato i videogiochi occidentali sugli scaffali giapponesi. L’annuncio è arrivato il 9 luglio e riguarda Square Enix Extreme Edges, il marchio nato nel 2010 con un obiettivo preciso, cioè rendere più familiari al pubblico nipponico alcune delle produzioni straniere più importanti. Sedici anni di lavoro che ora si chiudono, e non per un fallimento, ma perché quel modello ormai ha fatto il suo tempo.
Un’etichetta che ha aperto molte porte
Nel corso della sua vita, Extreme Edges ha avuto un ruolo tutt’altro che marginale. Sotto quel marchio sono passate serie che oggi conoscono più o meno tutti, da Call of Duty a Tomb Raider, passando per Hitman, Deus Ex e Life is Strange. Il compito era chiaro, valorizzare titoli che venivano da fuori in un mercato, quello giapponese, storicamente più legato alle produzioni fatte in casa. Serviva una distribuzione pensata apposta, una comunicazione costruita su misura, insomma un trattamento diverso rispetto a quello riservato ai giochi locali.
Le cose però sono cambiate, e parecchio. Secondo quanto spiegato dalla stessa Square Enix nel comunicato ufficiale, i giochi stranieri ormai sono entrati stabilmente nelle abitudini dei giocatori giapponesi. La società lo ha detto senza giri di parole, sostenendo che adesso che i titoli esteri sono diventati ampiamente accettati non serve più definirli in modo specifico come yōge, il termine giapponese che indica appunto i videogiochi occidentali. Una parola che, di fatto, sta perdendo senso.
Il mercato non fa più distinzioni
Il ragionamento dietro la chiusura riflette qualcosa di più grande, un cambio di rotta dell’intera industria. Da diversi anni molti giochi nascono già con una visione globale, progettati fin dall’inizio per uscire ovunque nello stesso momento e su tutte le piattaforme possibili. La vecchia separazione tra prodotti giapponesi e prodotti occidentali si è assottigliata parecchio, complice anche la diffusione delle vendite digitali e degli store online, che hanno praticamente cancellato le barriere geografiche di un tempo. Ecco perché per Square Enix non ha più molto senso tenere in piedi un marchio a parte per spingere i titoli sviluppati all’estero o riservare loro una gestione editoriale diversa rispetto al resto del catalogo. La logica che aveva fatto nascere Extreme Edges semplicemente non regge più nel contesto attuale.
Sui tempi, invece, l’azienda è rimasta piuttosto vaga. Non c’è una data precisa per la chiusura definitiva dell’etichetta, ma è stato chiarito che le attività social collegate al marchio verranno spente un po’ alla volta dopo l’annuncio. Niente di brusco, quindi, ma una progressiva uscita di scena.