Chi ha amato la prima Ford Escort ricorda subito certe immagini: la ghiaia che schizza, i passaruota gonfi, il rumore acuto di un quattro cilindri spinto al limite. Quel mondo torna nel presente grazie alla britannica Boreham Motorworks, che ha deciso di ricostruire da zero la leggendaria Escort Mk1 RS. Non un restauro, ma qualcosa di diverso, un’operazione che riporta in strada l’anima della sportiva con materiali e soluzioni di oggi.
Gli inglesi hanno coniato un termine tutto loro per descrivere il progetto: lo chiamano “Continumod”, una crasi tra Continuation e modifica. E non si tratta di un esercizio di stile fai da te, perché questa Escort Mk1 RS arriva con la benedizione ufficiale di Ford. L’idea alla base è chiara fin da subito: poco peso, tanti giri e trazione esclusivamente posteriore. Sulla carta si parla di 895 kg a secco, un valore raggiunto con una carrozzeria in acciaio realizzata su misura e completata da cofani e portelloni leggeri in carbonio.
Fibra di carbonio, leggerezza e fino a 330 CV
Sotto il cofano in fibra di carbonio i clienti possono scegliere tra due motori molto diversi. La versione d’ingresso monta un 1,8 litri Twin Cam da 185 CV e 180 Nm, abbinato a un classico cambio manuale a quattro marce che spinge fino al limitatore a 8.500 giri al minuto. Una soluzione fedele allo spirito originale, leggera e immediata.
Chi invece vuole tutto può puntare sul nuovo propulsore “TEN-K”. Si tratta di un 2,2 litri aspirato capace di 330 CV e 210 Nm. In termini di rapporto peso potenza siamo intorno ai 2,7 kg per ogni cavallo. Il nome non è casuale: il limitatore entra in funzione soltanto a 10.000 giri al minuto. Il monoblocco, prodotto con un processo di fusione che include componenti stampati in 3D e dotato di lubrificazione a carter secco, pesa appena 85 kg. Qui la trasmissione passa a un manuale a cinque marce, con la prima posizionata in basso a sinistra nello schema ad H.
Boreham regala all’Escort un assetto completamente nuovo
L’estetica strizza l’occhio alle vetture da corsa Alan Mann Racing del 1968, ma sotto la carrozzeria c’è tecnologia attuale. All’anteriore restano i montanti MacPherson, però montati su un telaietto inedito che allunga il passo di 30 mm. Al posteriore Boreham ha scelto un ponte rigido su misura in alluminio e titanio. Rispetto alle Escort da gara di un tempo, questa scelta permette di tagliare le masse non sospese del 50 per cento, ovvero 40 kg. A garantire la trazione ci pensa un differenziale autobloccante.
Per il contatto con l’asfalto ci sono cerchi da 15 pollici con pneumatici Yokohama da 205/50 davanti e 225/50 dietro. All’anteriore lavorano pinze a quattro pistoncini su dischi da 300 mm, mentre dietro bastano due pistoncini e dischi da 260 mm. Per chi vuole divertirsi sullo sterrato o sulla neve c’è anche un freno a mano a cavo, vecchia scuola.
L’abitacolo è essenziale all’estremo, ma non rinuncia a qualche comodità. Una struttura in carbonio integra la strumentazione analogica e, su richiesta, sulla console centrale trovano posto speciali cronografi da rally firmati Breitling. Sedili, volante e roll-bar vengono adattati al millimetro sul singolo cliente. L’illuminazione a LED reinterpreta in chiave moderna la classica “dog bone” del frontale, mentre riscaldamento elettrico e una radio discreta rendono la vettura usabile anche fuori dalla pista. Boreham Motorworks costruirà 150 esemplari della Escort Mk1 RS in tutto il mondo, con guida a sinistra o a destra. Il prezzo base in Europa parte da circa 345.000 euro, a cui vanno aggiunte tasse e personalizzazioni. La prima uscita davanti al pubblico è fissata per il London Concours 2026.