Bitcoin ha aperto il mese di giugno nel peggiore dei modi, regalando un risveglio amaro a chi aveva scommesso sulla criptovaluta più famosa al mondo. Nelle ultime 24 ore il prezzo è scivolato fino a toccare quota EUR 56.657, ovvero circa 61.000 euro, il livello più basso da aprile. Mentre scriviamo si attesta a EUR 57.500, qualcosa come 62.000 euro. Eppure nei primi giorni di maggio aveva superato la soglia degli EUR 68.675, accendendo la speranza di una nuova fase di crescita che, alla fine, non si è mai concretizzata.
Bitcoin a EUR 56.657, il valore più basso da aprile
A rendere il quadro ancora più nitido c’è il bilancio dell’intera settimana, chiusa con un calo intorno al 12%. Cosa ha messo in moto questa discesa? Gli analisti puntano il dito su un mix di fattori. Da una parte le mosse di alcuni grandi investitori, con MicroStrategy in cima alla lista. Dall’altra c’è la geopolitica, in particolare lo stallo dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, che ha contribuito ad alimentare il nervosismo. Ma sembra aver giocato un ruolo anche un altro elemento: i passi avanti di alcune iniziative legate alle stablecoin, dollaro digitale compreso, che hanno riacceso parecchio interesse spostando l’attenzione altrove.
La dinamica, in fondo, segue uno schema visto e rivisto. Quando la criptovaluta principale si muove, tutto il resto del comparto la segue come per inerzia. È successo anche stavolta. ETH ha perso oltre il 5% in una sola giornata, scendendo a EUR 1.604, circa 1.730 euro. Stesso destino per XRP e SOL, finiti nello stesso vortice. Niente di nuovo, insomma, per chi frequenta questo mercato da un po’.
Il ciclo che si ripete e le solite promesse di rialzo
E come da copione, tra non molto arriverà la fase delle promesse al rialzo. Quelle di chi pronostica una ripresa rapida e decisa per Bitcoin, che dopo il tracollo verticale di febbraio non è più riuscito a rimettersi in carreggiata tornando ai valori di prima. Vale però la solita raccomandazione: ogni previsione va presa con le pinze e valutata con la testa, perché qui dentro a comandare sono la volatilità e l’imprevedibilità, due variabili che raramente lasciano spazio alle certezze.